Il Tirreno

Prato

La Tasi come colpo finale «Ora chiudo il negozio»

di Alessandra Agrati
La Tasi come colpo finale «Ora chiudo il negozio»

Anna Rosa Zaccagni, dopo trentadue anni, annuncia di cessare l’attività «Ho calcolato che dovrei pagare 2400 euro l’anno, non ce la faccio»

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PRATO. Dopo trentadue anni di onorato servizio il negozio Fiori e Piante Az chiude. Una decisione dolorosa e sofferta, ma necessaria. «A darmi il colpo di grazia – spiega la titolare Anna Rosa Zaccagni – la Tasi, in pratica devo pagare duemila e quattrocento euro all'anno, pari a duecento al mese, che se si sommano ad affitto magazzino, rate di Equitalia e bollette varie fanno spostare il bilancio nella colonna del passivo». A incidere anche una crisi economica che sembra non voler passare e una malattia in famiglia che ha costretto la titolare a chiudere, fra il 2008 e il 2009 , per alcuni mesi. «Ho dovuto assistere mio marito e quindi non potevo restare in negozio, quando ho potuto riaprire la situazione finanziaria era pesante, il commercialista non aveva richiesto la sospensione dell' attività. Il debito è aumentato senza che ci fossero delle entrate così ho chiesto una rateizzazione delle tasse a Equitalia che mi è stata concessa ma insieme è stata applicata la mora che ora incide per quasi il 50% sul debito. Per fortuna ho mantenuto buona parte della clientela, ma ad oggi non è stato sufficiente. Le tasse mi hanno rovinata. Non ho mai pensato di diventare milionaria con il mio lavoro, volevo solo portare a casa il pane per la mia famiglia e anche questo mi è stato negato». Per qualche anno l'attività è andata avanti, nonostante i salti mortali di Anna Rosa per gestire la famiglia. «Il lavoro non mi ha mai spaventata: quando è nata mia figlia non mi sono concessa pochi giorni di riposo. Ma al tempo intravedevo una speranza per il futuro. Ora le cose sono cambiate: chi è onesto non ha speranza». L'imprenditrice da qualche anno lavora per sanare i debiti e spesso non ce la fa. «A conti fatti lavorare è antieconomico visto che continuo ad avere spese vive». La voce più onerosa è sicuramente il magazzino. «La mia merce ha un ciclo di vita relativamente breve; se non vendo i fiori entro pochi giorni devo buttarli. Meglio con le piante, ma comunque i tempi sono stretti». La saracinesca del negozio verrà abbassa a marzo, ma intanto nell'aria si respira un clima di smobilitazione. A partire dai primi di gennaio inizierà una svendita di oggettistica e piante, con l'idea di svuotare il magazzino e cercare di racimolare qualche migliaia di euro per fare fronte alle spese. «Il negozio è stato parte integrante della mia vita, ho sempre lavorato con passione, ma la situazione è cambiata, soprattutto per i piccoli commercianti come me. In via Roma c'erano tanti piccoli negozi, oggi ne sono rimasti pochi e non so quanti arriveranno alla fine del 2015. Lavorare onestamente è diventato troppo difficili e rischioso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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