La banca dei cinesi ha 1.400 correntisti
Prato, il bilancio di Extrabanca a un anno e mezzo dall’inaugurazione della filiale di via Paronese. La raccolta si attesta tra i 9 ei 10 milioni di euro
PRATO. Continua a crescere quella che è stata chiamata la "banca dei cinesi", vale a dire la filiale pratese di Extrabanca, istituto di credito che conta cinque sportelli sul territorio nazionale e punta soprattutto sulle comunità straniere in Italia.
Inaugurata il 19 giugno 2013 in via Paronese, nel cuore del Macrolotto industriale colonizzato dai pronto moda orientali, la filiale pratese ha già raggiunto il traguardo dei 1.400 correntisti, stando a quanto riferisce Emanuele Nicchiarelli, già direttore della filiale e ora responsabile per lo sviluppo commerciale di Extrabanca proprio verso la comunità cinese. Le previsioni iniziali erano un po' più ambiziose, si contava di arrivare a 1.200/1.500 correntisti entro il 2013, ma la crescita è comunque regolare e soddisfacente, per i responsabili di Extrabanca. La raccolta, spiega ancora Nicchiarelli, si attesta tra i 9 e i 10 milioni di euro, mentre gli impieghi sono ancora contenuti, intorno al milione.
«Finora siamo stati prudenti - dice il responsabile di Extrabanca - ma adesso cominciamo a spingere». La clientela della filiale di via Paronese è composta per il 60% da imprenditori e per il 40% da privati. Gli imprenditori sono in stragrande maggioranza cinesi (si calcola intorno all'85%), il resto è composto di italiani e altri stranieri.
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«I nostri clienti cinesi - spiega Emanuele Nicchiarelli - non vogliono solo una banca, hanno bisogno di assistenza e consulenza. Perché le seconde e terze generazioni sono abbastanza integrate ma i cinesi di prima immigrazione hanno ancora necessità di essere guidati. Il nostro scopo è ottenere la loro fiducia, abbattendo le barriere linguistiche». E' per questo che nella filiale di via Paronese, tolto il direttore che è italiano, tutti gli altri dipendenti sono di madrelingua cinese. «Prato per noi è molto promettente - racconta Nicchiarelli - Anzi direi unica per raccolta e correntisti».
Secondo il responsabile dello sviluppo commerciale di Extrabanca non è più vera la storia del cinese che arriva in banca col sacchetto di plastica pieno di contanti. «Almeno da noi non succede - dice Nicchiarelli - Si lavora con normali bonifici». La nuova frontiera è il circuito dei money transfer, usati massicciamente dalla comunità cinese fino all'inchiesta "Cian Liu" che nel 2010 scoprì un'enorme esportazione illecita di capitali verso la Cina. Ora ci sta pensando anche Extrabanca, ma con grande cautela. «Vogliamo prendere la parte sana - chiosa Nicchiarelli - Meglio un'operazione in meno ma fatta bene che una in più fatta male».
Paolo Nencioni
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