Case popolari incompiute sette mesi dopo l'inaugurazione
In via Borchi mancano gli allacci della linea telefonica fissa, le antenne non sono collegate e l'ascensore non funziona
PRATO. Non c’è pace per gli assegnatari delle case di edilizia popolare di via Borchi: a distanza di sette mesi dalla consegna delle chiavi i libretti delle caldaie non esistono, gli ultimi metri di fili per l’allaccio della linea telefonica fissa non sono stati stesi, l’ascensore non funziona e le antenne non sono allacciate. Un disagio avvertito soprattutto da una decina di famiglie che sono esasperate.
“È come se ci avessero consegnato l’involucro senza il contenuto - spiega Lucio Ragone - eppure ormai sono sette mesi che viviamo qui”. Gli assegnatari sono però preoccupati soprattutto per la mancanza del collaudo delle caldaie. “La procedura – racconta Susanna Ziveri – doveva essere a carico di Epp, invece la società a cui è stato affidato il lavoro, Eurogas, chiede a noi di pagare. È inaudito”.
Per fare il collaudo serve il libretto che non è mai stato consegnato e quindi teoricamente gli affittuari non potrebbero utilizzare nè acqua calda nè il riscaldamento. “Una volta che il collaudo sarà effettuato - spiega Faghil Bytyqui - i controlli saranno a nostro carico, ovviamente. La caldaia è stata installata a maggio e ora ci chiedono anche il controllo dei fumi di scarico”. Anche sul costo della prestazione c’è confusione: a qualcuno è stato chiesto un contributo di 60 euro, ad altri di 50 euro, alcuni hanno pagato, altri hanno deciso di far valere i propri diritti. Ma i problemi di via Cantini non sono finiti, mancano gli allacci per il telefono.
“Anche in questo caso - spiega Erma d’Onofrio - subiamo un disservizio, abbiamo bambini piccoli e il telefono fisso è importante ma anche qui chiedono a noi di pagare per portare i fili nelle abitazioni. Ovviamente non abbiamo neppure l’adsl per navigare”. Chi ha deciso di farlo si è trovato a pagare una bolletta per un servizio di cui non usufruisce perchè la linea è muta. Un problema minore, ma pur sempre un disagio sono le antenne non allacciate. “Certo la tv non è fondamentale – spiega Laura Loggia – ma essendo anche senza rete siamo tagliati fuori dal mondo”. A complicare la situazione anche la mancanza di sicurezza. “Spesso troviamo le macchine con i vetri rotti e vittime di spregi– racconta Vincenzo De Caro – abbiamo chiesto una telecamera, ma per ora non abbiamo avuto risposta”.
A rendere la zona meno sicura anche il giardino interno, attrezzato con panchine e giochi per bambini, che è ad uso pubblico. “ È frequentato in continuazione a tutte le ore del giorno e della sera – spiega Ninon Krasniqi – c’ è confusione inoltre lo troviamo sporco: è pubblico ma Asm non se ne prende cura. Se fosse ad uso nostro saremmo pronti a prendercene cura, ma in queste condizioni non è giusto”.
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