La sfida cinese di Beste, il fatturato sale
Viaggia ormai a pieno regime lo stabilimento aperto in Cina. Tutta la produzione pratese concentrata a Carmignanello
PRATO. Ci sono voluti trentasei mesi prima che lo stabilmente cinese della Beste, a 800 chilometri da Shanghai, diventasse operativo, ma ora che è a regime arrivano i primi risultati: i tessuti prodotti sono di alta qualità e la produzione italiana ha giovato dell' apertura dello stabilimento cinese, raggiungendo un incoraggiante 7% in più di fatturato rispetto al 2013.
«Il tessile continua a rimanere in una fase critica – spiega il titolare Giovanni Santi – pertanto i nostri risultati vanno letti in chiave positiva. La partenza dello stabilimento cinese, che opera in una fascia più bassa del mercato rispetto a quella italiana, mantiene elevati standard qualitativi e ha avuto una ricaduta positiva sulla produzione pratese: abbiamo utilizzato pochissimo la cassa integrazione,soltanto 140 ore all'inizio dell'anno».
Alla Beste, che ha trasportato a Carmignanello tutta la produzione abbandonando i capannoni di Prato, lavorano 133 persone comprese quelle riassorbite dallo stabilimento di via delle Fonti, con un turnover bassissimo. La scelta di rimanere in Val di Bisenzio nasce dall'esigenza di razionalizzare la produzione. «La logistica e i tessuti da sempre sono a Carmignanello - spiega Santi - quindi abbiamo deciso di trasferire qui anche il settore abbigliamento, una scelta che ci sta dando soddisfazioni. Inoltre i costi sono inferiori e soprattutto siamo affezionati a questo territorio».
La sede è un esempio di architettura moderna: completamente realizzata con strutture di acciaio, vetro e legno, si estende per 15 mila metri quadrati. «Io stesso insieme ad un grafico pubblicitario ho ideato la struttura, naturalmente poi mi sono affidato a dei tecnici per i calcoli strutturali».
Tutto è visibile dall'esterno e dall'interno: le vetrate permettono a chi arriva di vedere quello che succede negli uffici e in alcune fasi della lavorazione, mentre l'interno è concepito come un grande open space. La sala riunioni, addirittura, ha anche un sistema di apertura del soffitto che ricorda quello ideato da Nervi per il Politeama.
La Beste è una delle poche aziende che ha un ciclo verticalizzato, un'organizzazione che le ha permesso anche di rimanere competitiva sul mercato, insieme alla qualità elevate del prodotto finito. «La scelta è avvenuta all’inizio degli anni Duemila e oggi ne godiamo in parte i benefici, trasportando gli stessi standard in Cina».
La fedeltà verso l'azienda è sicuramente rappresentata da Mario Fantappiè responsabile della qualità che, dopo aver lavorato per ventidue anni alla Beste -praticamente da quando è stata fondata-, a novembre è andato in pensione. In questi giorni è diventato socio onorario dell'associazione ex allievi del Buzzi (la cerimonia si è svolta alla Beste in occasione della presentazione della rivista dell'associazione Notizienostre) proprio per la sua dedizione al settore. «Ho iniziato a lavorare a 13 anni con i tessuti - racconta Fantappiè - e il mio cuore è rimasto lì, anche ora che sono in pensione».
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