Il Tirreno

Prato

GIUSTIZIA LUMACA

Morì nel cantiere, il processo inizierà dopo nove anni

Paolo Nencioni
Morì nel cantiere, il processo inizierà dopo nove anni

Finalmente si sono ricordati di Donato Saltarello, un nome che ai più non dirà niente. Si chiamava così un operaio edile che il 24 maggio del 2006, più di otto anni fa, morì per un infortunio sul lavoro

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PRATO. Finalmente si sono ricordati di Donato Saltarello, un nome che ai più non dirà niente. Si chiamava così un operaio edile che il 24 maggio del 2006, più di otto anni fa, cadde per la rottura di una tettoia in vetroresina durante lavori di ristrutturazione di un capannone in via Castagnoli e morì sul colpo. Stava lavorando nel cantiere dell’ex rifinizione Sa.Va, nel cuore di Chinatown, dove ora sorgono appartamenti e negozi. Per quell’infortunio sul lavoro fu aperta un’inchiesta e furono indagate cinque persone per omicidio colposo. L’ipotesi, come spesso accade in fatti del genere, è che non fossero state rispettate le norme di sicurezza. Poi però quel fascicolo, originariamente assegnato al sostituto procuratore Sergio Affronte, è finito in un cassetto, e lì è rimasto anno dopo anno. Il magistrato è stato trasferito in un altro distretto e apparentemente la giustizia si è dimenticata di Donato Saltarello, che aveva 46 anni all’epoca dei fatti e oggi ne avrebbe 54 se non fosse caduto nel cantiere.

Era originario di Biccari, paesino di tremila anime in provincia di Foggia. «Grosso di corporatura e un gran bravo ragazzo» lo ricordarono i conoscenti quando si diffuse la notizia della sua morte. Ma non c’era una vedova a piangere sulla sua tomba: Donato era celibe e senza figli. Girava l’Italia in cerca di lavori saltuari da muratore. Aveva lavorato nelle Marche per un’azienda di Modena, poi aveva trovato quell’ingaggio a Prato, terminato il quale sarebbe tornato a Biccari, in attesa di un’altra occasione. Ora finalmente il fascicolo aperto sulla sua morte è arrivato davanti al giudice dell’udienza preliminare e quattro imputati sono stati rinviati a giudizio. Quattro, non cinque, perché nel frattempo, come può accadere passati otto anni, uno di loro è morto. Dunque il prossimo 12 maggio inizierà il processo nei confronti di Alessandro Rabino, il committente, Primo Galuppi, il direttore del cantiere, Egidio Inglese, il datore di lavoro, e Paolo Baroncelli, coordinatore della sicurezza, difesi da Antonio Bertei e Cristiano Toraldo.

 

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