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Basta cemento, La Querce non vuole altre case

La macchina del Tirreno in piazza della Pietà
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La macchina del Tirreno in piazza della Pietà

Settima tappa alla Pietà, alla Castellina e nelle frazioni est strette tra il traffico di via Firenze, l'interporto e la ferrovia. La Macine e Gonfienti, brusca separazione. Via Molino del Ginori: vivere davanti a un muro

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PRATO. Due frazioni schiacciate tra una strada ad alto traffico e pericolosa (via Firenze), i capannoni dell'interporto e la ferrovia. Nascono da qui i problemi maggiori della Macine e della Querce. Ma anche dagli effetti di una massiccia cementificazione che ora provoca le proteste dei residenti.

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Alla Querce da anni si combatte contro l'ipotesi di realizzare nuove case popolari proprio davanti alla chiesa e ad altri condomini recenti. E' un prato di 3000 metri quadrati sopravvissuto alla notevole urbanizzazione del lembo di piana sotto la cava di Pizzidimonte. Il piano Secchi prevedeva una scuola materna e servizi, poi si è cambiato indirizzo ed è arrivato un progetto di 24 nuove case popolari. La Regione ha dato il via libera, ma la scelta definitva spetta al Comune. Nella passata legislatura alla Querce sono state raccolte 1.510 firme, trasversali rispetto agli schieramenti politici, contro il nuovo insediamento. Il progetto è stato rivisto, ora si parla di una dozzina di abitazioni che comunque occuperebbero l'ultimo spazio disponibile per quesi servizi (scuola in primis) che mancano. Il Comune dovrà decidere, La Querce ha già deciso: si batterà fino all'ultimo.

Dalla collina, intanto, incombe la minaccia della cava di Pizzidimonte, che ha registrato qualche movimento franoso, qualche rotolare preoccupante di massi negli ultimi due anni. E lì sotto ci sono le case.

Sempre alla Querce c'è una zona che soffre la vicinanza eccessiva con la ferrovia. In via Molino del Ginori si vive praticamente addossati a un muro alto che riduce l'impatto dei treni che passano, ma riduce anche gli spazi vitali. Anche lì i residenti hanno raccolto le firme (500) chiedendo l'asfaltatura della strada che le Ferrovie hanno lasciato dissestata dopo aver eretto il muro.

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La Macine e Gonfienti soffrono la separazione brusca provocata dall'interporto che si è messo in mezzo ed si è espanso riducendo i collegamenti tra le due frazioni ai soli pedoni che ora devono passare attraverso un tornello come per entrare allo stadio.

E poi i problemi di viabilità, le strade utilizzate come scorciatoie per arrivare ai Gigli e che invece provocano file e disagi, perché la viabilità più recente e diretta, che pure c'è, non è adeguatamente segnalata a chi viene da Prato.

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Giovedì 4 dicembre il tour ripartirà e farà tappa ai Ciliani, alla Chiesanuova e nel macrolotto zero.

 

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