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La Fil: “Chi assume deve offrire subito incentivi”

La Fil: “Chi assume deve offrire subito incentivi”

Il direttore del Centro impiego di Prato Michele del Campo difende i giovani che “snobbano” molte offerte di lavoro: “Bisogna alzare la posta in gioco”

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PRATO. Bene la fame di lavoro. Ma c’è lavoro e lavoro, anche quello che può non risultare gratificante e viene dunque "snobbato". Così, alcuni posti possono rimanere scoperti. Per reclutare sei giovani assicuratori pronti a farsi le ossa previo periodo di formazione, l’agenzia Blm di via da Filicaia si era fatta aiutare dalla Fil-Centro per l’impiego per il primo screening dei curricula trasmessi all’azienda. Ne erano arrivati 18, talmente pochi che l’azienda si era imposta di incontrare tutti i candidati. Eppure, a sentire il titolare Mirko Landi, sembra che tanti di quei 18 si siano dati alla macchia.

“Francamente è folle che un candidato mi risponda: “Non credevo di essere chiamato al colloquio””, insiste Landi. Per il direttore della Fil-Centro per l’impiego Michele del Campo, tuttavia, il caso di un singolo non basta a “incriminare” la categoria dei giovani.

La fame di lavoro morde ma chi lo offre spesso non intercetta la domanda.

“Il mercato del lavoro non è regolato solo dalla legge della domanda e dell’offerta ma contano anche le aspettative, economiche e personali. Questo sia da una parte che dall’altra. Due logiche che spesso non s’incontrano”.

Come creare allora il punto d’incontro?

“Bisogna comprendere innanzitutto le condizioni culturali in cui ci si muove. Il lavoro a tutti i costi non è un’opzione che interessa alle famiglie, specie se queste hanno le possibilità economiche per mantenere i figli, se hanno fatto un investimento sul loro percorso di studi e intendono “riscattarlo” con un posto congeniale alla formazione”.

Che ne pensa del comportamento dei giovani candidati descritti dal titolare dell’agenzia?

“Non me ne stupisco. Laddove la domanda scarseggia, uno si candida a tutto nella misura in cui questo gli permetterà di scegliere meglio dopo. Bisogna vedere anche quale tipo d’investimento fa l’azienda. A Prato circa l’80% dei contratti di lavoro che vengono oggi stipulati è a tempo determinato. Si sa che ripetuti contratti a termine, alla lunga, demotivano il lavoratore che alla fine non si presenta al colloquio. E comunque, parlando il linguaggio del mercato, se un prodotto scarseggia, bisogna alzare la posta in gioco, aumentarne il prezzo. Tradotto nel mondo del lavoro: fare di tutto per creare la figura che m’interessa, magari formarla e non pagarla meno”.

Forse questo non è il caso dell’agenzia.

“Perché non introdurre modelli incentivanti come un premio di mille euro fin da subito e già un certo numero di contratti avviati”? (ma.la)

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