Il Tirreno

Prato

Negozi in agonia In via Guasti a Prato, ora c’è il deserto

di Alessandra Agrati
Negozi in agonia In via Guasti a Prato, ora c’è il deserto

La strada del centro sta precipitando nel degrado «In San Domenico non vengono mai fatte iniziative»

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PRATO. Via Cesare Guasti è una delle strade più centrali di Prato, collega piazza San Domenico con quella del Comune, eppure è fra le meno frequentate. Completamente esclusa dagli itinerari della “vasca”, piano piano ha visto chiudere buona parte dei negozi, che negli anni 2000 la caratterizzavano come strada dello shopping (Il Paoletti solo per citare il più famoso).

Ne sono sopravvissuti cinque, se si considera anche il Padovani che ha l'ingresso in piazza del Comune e il negozio Scarpelli che ha due attività commerciali. Gli altri due sono il forno Bozzone (Renzo) e il negozio di abbigliamento La Coste.

«Abbiamo aperto l'attività nel 2003 – spiega Alberto Corzani titolare del negozio di abbigliamento- ma non mi chiedete perchè abbiamo deciso di restare qui. Siamo rimasti in pochi e non riusciamo a fare massa critica. A luglio, quando c'erano altri due esercenti, abbiamo provato a fare un po' di animazione ma è servito a poco. Il problema è piazza San Domenico: i parcheggi nuovi sono inadeguati, ma soprattutto non è mai scelta per ospitare mercatini o altre attrazioni».

Il triangolo delle piazze più gettonate, infatti, è costituito da piazza del Duomo, delle Bigonce e San Francesco, oltre questo perimetro il flusso di persone non passa. Eppure via Guasti ha conosciuto tempi migliori.

«Sono nato e cresciuto qui – spiega Roberto Bozzone, titolare dell' omonimo forno - e fino al 2008 eravamo ancora in una situazione accettabile, poi è iniziato il declino: negozi chiusi, meno persone, nonostante l'apertura di Palazzo Pretorio».

I commercianti si sono incontrati con il sindaco proponendogli anche di utilizzare la strada, soprattutto la parte davanti ai fondi chiusi, per organizzare mercatini a tema.

«Il problema – spiega Isabella Nardi che in via Guasti ci vive da sempre – è la mancanza di incentivi per chi apre i negozi, solo così è possibile rilanciare la zona».

Nella parte sinistra della strada, venendo verso il centro, non ci sono cartelli che indichino la volontà di vendere o affittare, se qualcuno fosse interessato, probabilmente non saprebbe neppure a chi rivolgersi. I fondi sono di un' unica famiglia che, per problemi legati all' eredità degli immobili, per ora non è intenzionata a metterli sul mercato immobiliare. Ma non per tutti i proprietari è così.

“Abbiamo un negozio nella via – spiega Alberto Padovani, titolare della torrefazione di piazza del Comune – che non riusciamo ad affittare, sono venuti in molti a chiedercelo, ci siamo accordati sul prezzo, anche scendendo rispetto alla nostra offerta, ma poi nulla si è concretizzato. Ora abbiamo deciso di utilizzare il fondo come magazzino per la nostra attività. Eppure questa via non avrebbe nulla da invidiare a via Garibaldi..”

Lo ricordano bene le persone più anziane che la domenica andavano a mangiare nella trattoria Silvano. “Ora- racconta Carlo Borretti – sotto casa mia c'è un kebabbaro, e il rumore è decisamente più molesto”.

 

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