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Cassa integrazione nei musei diocesani, il sindacato attacca il vescovo
Prato, l’Usb ha reso noto che due lavoratori sono stati messi in Cig a zero ore e gli altri dimezzeranno l’orario. La Diocesi di Prato replica: "Venuti meno i contributi comunali. Una decisione dolorosa ma purtroppo inevitabile: non possiamo sostenere tutte queste spese"
PRATO. C’è crisi anche nel settore dei musei diocesani. Lo fa sapere l’Unione sindacale di base della Toscana, che rende noto come la Diocesi di Prato abbia deciso di mettere in cassa integrazione a zero ore per due dipendenti del Museo dell’Opera del Duomo e del Museo di Pittura Murale, mentre gli altri, scrive l’Usb, «vedranno dimezzato il loro orario di lavoro (peraltro già part-time)».
«La decisione appare tanto più grave - protesta il sindacato - visto che, proprio dalla Diocesi, che non è un'azienda qualsiasi, sono stati respinti tutti i tentativi di mediazione messi in atto dai dipendenti al fine di salvaguardare il loro posto di lavoro. Questa misura risulta in palese contrasto con le recenti parole del vescovo Franco Agostinelli in occasione della festa dell'8 settembre, con le quali ha auspicato il progresso e la ripresa del lavoro in città. Notevoli le ripercussioni su tutti i lavoratori e sulla serenità della loro vita familiare che, in modo probabilmente irreversibile, sarà minata da questi provvedimenti, visto anche il periodo di crisi morale ed economica che caratterizza i tempi che stiamo vivendo, e che particolarmente ha colpito la nostra città di Prato. Senza contare il danno che ne subirebbe la città tutta, dato che così verrebbe a diminuire decisamente l'orario di apertura del Museo dell'Opera del Duomo oltre alla chiusura definitiva del Museo di Pittura Murale».
"CASSA INTEGRAZIONE DECISIONE DOLOROSA MA INEVITABILE". All'intervento dell'Usb ha fatto seguito, dopo alcune ore, la replica della Diocesi di Prato. Questo il testo.
"La Diocesi di Prato continuerà a investire nel Museo dell’Opera del Duomo. Questa volontà sarà portata avanti nonostante il perdurare del forte periodo di crisi e soprattutto dopo la cessazione dell’accordo stipulato con il Comune di Prato nel 1990 per la valorizzazione del patrimonio artistico dei Musei Diocesani".
"L’amministrazione comunale ha deciso di sospendere l’erogazione dei contributi previsti all’interno del sistema museale pratese istituito in base al quale i Musei Diocesani hanno percepito, negli ultimi tempi, circa 130mila euro l’anno. Parte di questa cifra era corrisposta dal 1998 per l’affidamento, la cura e la gestione delle opere appartenenti alla collezione del Museo Civico, sistemate nel Museo di Pitturale in San Domenico, nell’attesa della riapertura di Palazzo Pretorio. Dunque non è stata la Diocesi a chiudere il Museo in San Domenico ma il trasloco delle sue opere in altro luogo".
"Dovendo gestire un solo Museo, quello dell’Opera del Duomo, e per di più senza le decennali contribuzioni, è divenuto insostenibile per motivi oggettivi avere gli attuali quattro dipendenti.I Musei Diocesani si sono visti costretti a razionalizzare le spese agendo su due fronti: la riduzione dell’orario di apertura e sul personale. Il Museo passa da 35 a 27 ore settimanali, per questo motivo a due dipendenti è stata chiesta la disponibilità a diminuire le ore di lavoro. Mentre per gli altri due la soluzione è la richiesta della cassa integrazione in deroga. Per uno di questi ultimi l’ammortizzatore sociale servirà ad arrivare alla pensione, prevista nel 2015, mentre l’altro dipendente sarà coinvolto in progetti e altre iniziative che riguardano la promozione del patrimonio culturale diocesano".
«Piange il cuore a dover prendere una decisione così dolorosa – dice don Renzo Fantappiè, direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali – ma non possiamo fare altrimenti. Le spese sono molte e non solo per questi due Musei, pensiamo anche al restauro delle chiese pratesi bisognose di interventi urgenti. Costi che la Diocesi dovrà sostenere da sola».
"Se la proposta di riduzione dell’orario di lavoro non dovesse essere accettata - conclude la nota della Diocesi - , non resta altro che chiedere la cassa integrazione per tutti e quattro a partire dal mese di ottobre.Questa situazione non comporterà nessuna chiusura del Museo dell’Opera del Duomo, ritenuto, come detto, luogo significativo per la conservazione della storia di Prato".
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