Il Tirreno

Prato

«Perdono il conducente del furgone che ha ucciso mia madre»

di Alessandra Agrati
«Perdono il conducente del furgone che ha ucciso mia madre»

Parla la figlia dell’anziana travolta sulla 325: «Lei non avrebbe voluto che portassi rancore e così ho deciso di fare». Migliorano leggermente le condizioni del fratello, ancora in coma

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PRATO. «Con l'odio non si va da nessuna parte, mia madre non avrebbe voluto che portassi rancore e così ho deciso di fare». Loredana Casati, figlia della donna uccisa mercoledì 3 settembre da un furgone a Rilaio (Vaiano), non prova risentimento verso l'uomo che ha investito sua madre e il fratello Luigi. «Non conosco questa persona e non ho avuto nessun contatto con lui. L'ho visto quando sono scesa in strada per portare i primi soccorsi. Certo non è facile perchè la mia mamma è morta e nessuna me la restituirà, è andata così. Ora devo pensare a mio figlio che era molto legato alla nonna e a mio fratello che si trova ancora in ospedale a Careggi».

Le condizioni di Luigi Casati, geometra al Comune di Vaiano, sono leggermente migliorate: muove gambe e braccia, resta in coma ma continuano gli accertamenti per verificare che non ci siano lesioni agli organi interni. Intanto non è ancora stata eseguita l'autopsia sul corpo di Elia.«Non so quando potrò riaverla – spiega Adriana – comunque sicuramente sarà esposta nelle cappelle della Pubblica Assistenza dove faccio volontariato da anni. Mi sarebbe piaciuto consultarmi con mio fratello su come organizzare la cerimonia funebre, ma non è possibile. Non ho avuto ancora il coraggio di andarlo a trovare e ovviamente non sa ancora che la mamma è morta. C'è stato mio marito all'ospedale. Ora devo farmi coraggio. Sono ancora spaesata per quello che è successo».

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