Il Tirreno

Prato

Sabato l'ultimo saluto a Giovanni

di Vezio Trifoni e Barbara Burzi
Sabato l'ultimo saluto a Giovanni

Il ritratto di Giovanni Napolitano fatto da chi gli è stato al fianco in campo e fuori. Nella chiesa di Santa Maria Assunta a Narnali ci saranno i funerali. La salma è esposta alle Cappelle della Misericordia

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PRATO. Sono fissati per sabato 6 settembre, alle 15, nella chiesa di Santa Maria Assunta i funerali di Giovanni Napolitano, l'allenatore del Viaccia morto per un malore in campo. La salma è esposta da giovedì4 settembre, alle 20, nelle Cappelle del commiato della Misericordia di Prato.

Giovanni Napolitano viveva a Narnali e aveva una ditta edile con il fratello Giuseppe, calciante della Palla Grossa tra i gialli, era molto conosciuto nel mondo del calcio minore pratese. Aveva giocato a lungo nei dilettanti con la maglia del Coiano Santa Lucia per poi passare al Viaccia e poi nelle categorie amatoriali. «Oltre che come giocatore lo posso ricordare come persona molto disponibile - spiega Sauro Ravai, presidente del Viaccia calcio - infatti due anni fa giocava con noi e tra l'altro è stato uno dei protagonisti della promozione in Prima Categoria ma oltre a quest'aspetto ci ha dato un grosso contributo nel risistemare la pizzeria in maniera volontaria. Era un centrocampista dai piedi buoni ed era bravo a fare gruppo. Una perdita incredibile».

Alberto Nincheri, presidente del circolo di Viaccia, è ancora frastornato dalla tragedia: «Non riesco ancora a crederci. Eravamo in riunione per organizzare la festa dello sport di venerdì prossimo dove uno dei protagonisti sarebbe stato proprio Giovanni, alla sua prima esperienza di allenatore. Quando ci hanno chiamato stava già arrivando la prima ambulanza. Sono soccorritore di secondo livello per cui ho aiutato anch'io per il massaggio cardiaco. Poi è arrivata la seconda ambulanza. Ma è stato tutto inutile. Giovanni era una forza della natura. Nessuno poteva immaginare una cosa del genere. Era una vita che veniva da noi, ma mai di passaggio. Partecipava alle attività, giocava a carte. Era insomma, uno di noi».

«Era uno di noi - spiega il presidente del circolo la Libertà di Viaccia, Andrea Grassi - si giocava a carte insieme e si organizzavano pizzate e feste insieme oltre a gite. Lui amava molto girare e stare in compagnia. Ogni volta che terminava di lavorare veniva al circolo e prima si beveva qualcosa, non alcolico, e poi si giocava a carte. era un appassionato. Quando c'era la partita era il primo a venire e ci diceva come la squadra doveva giocare. Era tifoso del Napoli perchè la famiglia veniva da lì. E' inspiegabile quello che è successo e lascia un vuoto incredibile».

Quando non faceva il muratore per l’impresa che guidava insieme al fratello Beppe, si dedicava a ciò che più amava fare: giocare a calcio. Anche se quest’anno aveva deciso di accettare l’incarico di preparare la squadra degli amatori del Viaccia, di cui era anche giocatore, Giovanni, che tutti nell’ambiente del calcio dilettantistico chiamavano “Napo”, non aveva ancora intenzione di appendere le scarpe al chiodo e continuava a coltivare questa sua grande passione ogni volta che poteva. Il suo più grande fan era suo padre: « Da quando lo conosco – racconta l’amico Alessandro Fanetti – non ricordo una partita in cui non fosse presente. Dove c’era uno, c’era sempre anche l’altro». Che il suo fisico così atletico e aitante potesse tradirlo, nessuno l’avrebbe mai creduto. Eppure le sue gambe hanno ceduto mentre insegnava agli altri a giocare e li allenava per vincere. «Amava le serate tranquille tra amici, usciva per una bevuta e qualche volta per andare in discoteca, ma niente di più – raccontano – da grande tifose del Napoli, quando poteva andava allo stadio a seguire la sua squadra del cuore». Di recente una altro grande amore, non calcistico, era entrato nella sua vita con il nome di Monica.

L'AC CoianoSantaLucia tutto,il mister Pampaloni,i vecchi compagni di mille battaglie sui terreni di gioco della seconda categoria,gli amici in tribuna,e chi semplicemente veniva al "Rossi" a vedere quale giocata avrebbe regalato la sua maglia numero 10, si stringono attorno alla famiglia di Giovanni Napolitano scomparso lunedì sera «mentre faceva quello che più lo faceva felice:giocare a pallone. Non ci possono essere parole per descrivere il nostro stato d'animo:abbiamo perso un amico ancora prima di un calciatore. Vogliamo salutarti così,mentre,sorridente,portavi con orgoglio uno dei tanti trofei vinti sul rettangolo verde».

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