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Prato

Il 118 sui soccorsi: «Giusto mandare l’ambulanza con l’infermiere»

di Paolo Nencioni
Il 118 sui soccorsi: «Giusto mandare l’ambulanza con l’infermiere»

La direttrice della centrale di Firenze chiarisce i tempi di intervento e si dice addolorata per amici e parenti, ma non vede criticità nella gestione dell’emergenza a Prato

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PRATO. Probabilmente è stato un infarto fulminante a uccidere a soli 35 anni Giovanni Napolitano, l’allenatore della formazione Uisp del Viaccia, che lunedì sera si è accasciato al campo sportivo di via Valdingole e non si è più rialzato, ma le testimonianze raccolte sul posto e la ricostruzione della dinamica lasciano qualche dubbio ancora da chiarire sui soccorsi.

In particolare sulla gestione delle ambulanze da parte della centrale del 118 di Firenze. Infatti, dopo aver ricevuto la prima chiamata che chiedeva soccorso, sul posto è stata inviata un’ambulanza infermieristica della Misericordia. Solo in seguito ne è arrivata un’altra della Misericordia col medico. I minuti in questi casi sembrano ore e gli amici di Giovanni hanno parlato di un’attesa di circa 20 minuti prima dei soccorsi.

Sui tempi chiarisce tutto la dottoressa Lucia De Vito, direttrice della centrale 118. «La prima chiamata - spiega - è arrivata alle 21,42. Si parlava di un malore con paziente cosciente che respirava. L’ambulanza è arrivata alle 21,52. Constatate le condizioni del paziente, l’infermiere ha chiesto l’intervento del medico e la seconda ambulanza è arrivata alle 22,01. Alle 21,55 è arrivata un’altra chiamata che sollecitava l’ambulanza, il paziente era ancora cosciente, ha perso conoscenza durante la chiamata. Dal punto di vista operativo non vedo criticità, perché l'infermiere è in grado di affrontare anche una situazione che si va aggravando. Il medico viene inviato quando c’è una grave compromissione delle funzioni vitali, un pericolo di vita imminente. Chiedere l’appoggio medico dopo il primo intervento non è raro. Non mi meraviglia che amici e parenti siano sconvolti. Hanno diritto ad avere tutte le spiegazioni. Anche noi siamo addolorati. È giusto che la magistratura faccia il suo lavoro, ma per intendersi, non è possibile paragonare questo caso con quello del bambino morto durante la gita sulla Calvana».

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