Blitz nelle aziende cinesi: solo qualche irregolarità Milone: "Sul lavoro nero non hanno competenze"
La task force messa in piedi dalla Regione Toscana e dall'Asl è partita ufficialmente con i primi controlli a Prato. Non sono stati trovati dormitori. Nessun sequestro solo contravvenzioni. Da qui alla fine dell'anno saranno effettuati 1.000 blitz. Con gli ispettori c'è la polizia muncipale mancano le altre forze dell'ordine, Inps, Inail e vigili del fuoco
PRATO. L’ex assessore-sceriffo Aldo Milone avrebbe sicuramente detto che qualcosa non era andato per il verso giusto. Tre controlli senza nessun sequestro non sarebbe stata per lui una situazione accettabile. Il sindaco Matteo Biffoni invece, con la serenità che lo contraddistingue, si limita a dire che lunedì primo settembre è stato solo il primo giorno di quello che è un piano destinato a durare tre anni e che, giorno per giorno, darà risultati anche molto diversi tra loro perchè alla fine è il risultato complessivo che conta e non ogni singolo pezzetto.
Nel giorno del via libera ufficiale ai controlli nelle aziende cinesi il bilancio del blitz è stato infatti molto diverso da quelli a cui Prato si è abituata negli anni. Le tre aziende controllate (Anna di San Paolo, Enrico di via Bologna e Fashion Lab di via De Sanctis) sono state trovate sostanzialmente in regola. O comunque con irregolarità sanabili con delle semplici contravvenzioni. Qualche sistema di sicurezza in meno sui taglia e cuci, qualche aggiustamento negli impianti elettrici ma niente di più.
Tutte le foto del primo giorno di controlli
Video del controllo nella confezione Fashion Lab di via Donizetti

«Abbiamo deciso che in una prima fase - entra nel merito Renzo Berti, coordinatore del progetto di Regione Toscana e Asl per i controlli - saranno visitate prevalentemente le imprese che da poco hanno fatto la richiesta per l’accensione delle macchine. Un punto di partenza dal momento che in tre anni contiamo di andare in tutte le aziende e che da qui alla fine dell’anno saranno fatti 1.000 controlli. Un intervento, per rispondere alle polemiche dei giorni scorsi, che ha visto anche l’incremento di sette amministrativi e 4 tecnici della prevenzione in Tribunale”.
L’obiettivo è quello di creare pressione nella comunità cinese in modo che si capisca che rispettare le regole conviene e chi non lo fa non potrà più farla franca. «Con questo numero di controlli - interviene il sindaco Matteo Biffoni - è evidente che la comunità cinese sentirà la pressione. Non si va più infatti a colpire solamente quelle aziende per cui ci sono state delle segnalazione, questo è anche il motivo per cui oggi sono state elevate solo multe amministrative, ma tutte le aziende che operano sul territorio. Non potranno insomma più esserci aziende che stanno nell’ombra: il nostro obiettivo è quello di avere aziende, anche straniere, che sono per noi una ricchezza e altre, irregolari, che chiuderanno”.
Controlli nell'azienda Enrico di via Bologna

In Comune si spera che questa sia la strada giusta a cui saranno affiancati anche progetti di integrazione.
«Da una parte i controlli serrati - riferisce il sindaco - e dall’altra progetto con i mediatori culturali, rafforzamenti dell’organico del Tribunale e piano educativi con le scuole. Speriamo che i principi del nostro modo di agire si diffondano a macchia d’olio e si ottengano risultati importanti per tutti».
SQUADRA INTERFORZE ASSENTE. La sensazione è che i controlli siano partiti con la macchina ancora da mettere a punto. Il punto dolente dei blitz di ieri è senz’altro l’assenza di una task force formata da una squadra interforze. Gli ispettori dell’Asl, accompagnati dalla polizia municipale, potevano contestare direttamente infrazioni legate solamente alla sicurezza nei luoghi di lavoro o di carattere igienico sanitario. Nessun controllo quindi su permessi di soggiorno e sul lavoro. «Intanto - ha spiegato Alfio Fedi, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl - faremo controlli di questo tipo. Se verranno trovati altro tipo di irregolarità verranno segnalati agli enti competenti». Nell’ultima riunione in prefettura è infatti emerso che le forze dell’ordine e Inps e Inail non hanno potuto garantire, per motivi di organico, la loro presenza a tutti i controlli. «Non saranno presenti a tutti - interviene il sindaco Matteo Biffoni - ma a una parte sì. Ci saranno sicuramente quando saranno fatti controlli su segnalazione». Una situazione che dovrebbe migliorare da novembre e che si spera possa essere risolta in sede nazionale. «Noi facciamo quello che è di nostra competenza - è il commento di Renzo Berti sull’argomento - per quanto riguarda le decisioni che spettano al Governo ci auspichiamo che accadrà qualcosa. Intanto era fondamentale partire».
«Seguiremo da vicino questo progetto - dice la sua il dirigente della prefettura Daniele Corlbertaldo - e se si verificheranno problemi cercheremo di trovare delle soluzioni. La massima disponibilità c’è da parte di tutti anche se tutte le forze non possono essere sufficienti per tutti i controlli".
Questa tipologia di interventi fu messo a punto all’indomani dell’incendio nel pronto moda Teresa moda dove persero la vita sette lavoratori cinesi lo scorso 1° dicembre. Fu una proposta-reazione del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. I controlli sarebbero dovuti partire prima dell'estate ma si è preferito slittare al primo di settembre.
LA POLEMICA. E subito parte la polemica tra l'ex assessore Aldo Milone Asl e Regione. "Non avevo dubbi. Questi controlli sono come buttare un secchio d'acqua su un incendio di vaste proporzioni", affida il suo commento al profilo Facebook. "Questi Ispettori entrano in una ditta e si limitano a controllare la sicurezza sui luoghi di lavoro. Non hanno competenze e quindi non controllano se ci sono lavoratori al nero, clandestini, ed eventuali abusi edilizi per i quali, come ripeto, non hanno alcuna competenza. Alla fine hanno controllato 4 aziende, mi dicono addirittura 3, per limitarsi a qualche semplice sanzione. Vuoi vedere che l'illegalità cinese è tutta un'invenzione?"
In un video primi momenti del controllo nella confezione di via Donizetti, il lavoro non si ferma

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