Il Tirreno

Prato

Una squadra senza titani che ha ritrovato il suo pubblico

di Paolo Nencioni
Una squadra senza titani che ha ritrovato il suo pubblico

L’esordio col San Marino conferma che il Prato deve e può ancora crescere. Lavori in corso per assemblare al meglio i giovani arrivati dall’Inter

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SAN MARINO. Non poteva essere che internazionale l'esordio del Prato dopo la trasfusione di sangue nerazzurro, che è come una rinascita dopo l'era del presidente Andrea Toccafondi, ma alla fine di 90 minuti combattuti e a tratti confusionari, il vero tocco internazionale è lo straordinario gesto atletico di Gil Muntadas, ventunenne di belle speranze ex Siviglia, che all'8' si è inventato un gol degno di ben altre piazze. Questo Muntadas non lo conoscono nemmeno gli steward dell'Olimpico di San Marino e a dire il vero dopo il gol è un po' sparito, ma quel sinistro al volo da fuori area su ribattuta da calcio d'angolo vale da solo il prezzo del biglietto. Biglietto che hanno pagato in pochi, trecento, equamente divisi tra locali e ospiti. Qui dicono che è normale, la squadra ha poco seguito.

La vera sorpresa sono i tifosi del Prato, arrivati in più di cento per questa prima trasferta che profuma di estero, anche se siamo a pochi chilometri dalla riviera romagnola. E' il segno che qualcosa sta cambiando o può cambiare nel rapporto mai facile tra i tifosi e la società laniera nell'ultimo quarto di secolo. Al timone di comando, è vero, c'è un altro Toccafondi, Paolo, ma l'accordo con l'Inter per il momento fa sognare i tifosi, che sperano nella tanto attesa svolta. E non si sono abbattuti per quello che, a conti fatti, può anche essere definito un mezzo passo falso. Perché se c'è una squadra che ha provato a vincere fino all'ultimo, questa è il Prato.

Qui arrivano le note dolenti. La squadra di Esposito è ancora un cantiere, e in questo momento appare acerba, a tratti impotente anche di fronte a un avversario che è poco altro oltre al centravanti La Mantia e al capitano Poletti. Tanti ragazzi degli anni Novanta da una parte e dall'altra, tanta paura di sbagliare, soprattutto tra i giovani del Prato nel primo tempo. Insomma, all'ombra del Titano non ci sono titani. E così basta, si fa per dire, quella magia di Muntadas per mettere in crisi le nascenti certezze dei pulcini biancazzurri, ma anche di quelle che dovevano essere le chiocce, Rubino e Fanucchi.

Sarà perché sembrava un'amichevole: cancelli aperti appena mezz'ora prima del fischio d'inizio, spalti semideserti in un impianto che potrebbe contenere 7.000 spettatori, con l'eccezione della rumorosa rappresentanza biancazzurra, le voci degli allenatori e dei massaggiatori che si sentono distintamente dalla tribuna centrale. Quando il Prato si troverà nella bolgia dell'Arena Garibaldi, a Pisa, sarà tutta un'altra storia.

Ma intanto questa storia è fatta di una squadra, il San Marino, tradizionalmente ostica per i colori pratesi, che alla prima occasione utile mette il naso avanti. Calcio d'angolo, un difensore respinge ben fuori dall'area e il piccolo Muntadas, anziché appoggiare sulla fascia, come si fa nel 99% dei casi, decide che è il suo momento e pesca il jolly con una parabola a scendere che beffa il quasi incolpevole Ivusic (anche se fosse stato un po' più vicino alla linea di porta, probabilmente avrebbe incassato). In sala stampa Muntadas, che non sa ancora l'italiano e usa come traduttore l'allenatore connazionale Rodriguez, ha detto quasi arrossendo che non ha nemmeno guardato il portiere, ha calciato e basta.

A conti fatti, forse è un bene per il Prato, che assaggia subito gli ostacoli di questa serie C unica dove fatta eccezione per il Pisa non è ancora chiaro se ci siano squadroni in grado di ammazzare il campionato. Un concetto ben chiaro a Simone Pasa, che ieri si è inventato goleador. Pasa è uno che a vederlo dalla tribuna sembra avere dieci anni di più dei suoi venti, e sembra anche uno nato col numero 4 tatuato sulla schiena. Mediano acchiappapalloni sì, ma anche cinico quando è il momento di esserlo, come al 63' quando contende caparbiamente un pallone in area a un difensore, fa a sportellate e si esibisce in una specie di tackle scivolato che diventa un tiro che rotola nella porta avversaria dopo l'inutile tocco del portiere Migani.

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