Bus, treno e pazienza in viaggio sul convoglio che porta a Prato
Quasi due ore di tragitto dalla stazione di Bologna Tratta interrotta per lavori nella galleria Monte Adone
PRATO. Pochi ma buoni. Vero. Alla stazione di Bologna, ieri, alle 7,20, in attesa del trenino che porterà a Prato, ci sono quattro gatti. Per forza, perché il viaggio che attende i pochi utenti (di questa tratta) delle Ferrovie italiane è di quelli lunghi e faticosi. Il tratto da Bologna a Prato e viceversa è interrotto tra Pianoro e Monzuno (sul versante emiliano) per lavori all'interno della galleria di Monte Adone. Dunque per garantire comunque il trasporto Rfi ha pensato di suddividere il tragitto in tre step successivi: da Bologna a Pianoro sul regionale, da Pianoro a Monzuno con un bus e da Monzuno a Prato di nuovo sul treno. Lo stesso per il viaggio in senso inverso: da Prato a Monzuno sul treno, da Monzuno a Pianoro sul bus e da Piano a Bologna di nuovo su ferro. I coraggiosi pronti a intraprendere il viaggio che durerà un'ora e 50 minuti invece dei 70 consueti - già tanti per percorrere 80 chilometri - sono appena una decina. Diligentemente alle 7.31 tutti salgono sul convoglio, come al solito malmesso, e si parte. Puntuali: ottimo. E invece basta allungare le orecchie ascoltando lo scambio di informazioni tra la capotreno e un ferroviere evidentemente fuori sevizio che probabilmente prende il treno per tornare a casa, per capire che non è sempre stato così semplice. La capotreno, piglio deciso, al collega: «L'ordine delle ferrovie - dice - è quello di ripartire da Pianoro in orario senza aspettare il bus che viene da Monzuno (con viaggiatori partiti da Prato ndr)». Panico: allora se si arriva in ritardo col bus a Monzuno c'è l'eventualità di restare lì perché il trenino per Prato è già partito? Sì. Anzi, è proprio successo. La giornata di lunedì, primo giorno di interruzione della tratta, deve essere stata di quelli difficili sul serio. Almeno ascoltando le descrizioni fatte dal ferroviere al capotreno: «I passeggeri sono stati lasciati a piedi, il treno non li ha aspettati». Seduto da una parte c'è uno straniero, poverino, forse un indiano che deve arrivare a Firenze e mostra a tutti, incredulo, il suo strano il biglietto di viaggio "a puntate": Bologna-Pianoro-Monzuno-Prato-Firenze ed elemosina qualche conferma: «Giusto?» La capotreno: «Si, bene così, avanti». Come si parte, così si arriva. A Pianoro, naturalmente, venti minuti dopo. Subito fuori della stazioncina c'è un dirigente Rfi abbronzato e sorridente con bandana al collo che accoglie i pochi passeggeri e li rassicura: «Il pulman sta arrivando, non vi preoccupate». E se il treno non aspetta quei poveretti che sono partiti novanta minuti fa (sono appena le 7,50) da Prato, come è successo nei giorni scorsi? «Impossibile - risponde - Il treno parte solo quando do io l'ok» e mostra il cellulare. E allora? Cosa è accaduto lunedì? La seconda versione non è meglio della prima: «I viaggiatori - spiega il dirigente Rfi - erano in numero superiore al previsto, riempivano tutto questo piazzale - fa segno indicando uno spazio in grado di contenere alcune centinaia di persone - L'autobus era troppo piccolo quindi ne ha trasportato solo una parte». Quell'altra è rimasta "a piedi" in attesa di un secondo bus e del successivo collegamento col trenino. Il bus ritarda circa 10 minuti, invece di arrivare alle 7,55 arriva alle 8,04 e parte un minuti dopo: giunto il tempo di fare salire i pochi passeggeri. Per Monzuno la strada è stretta, tutte curve. E’ quella che attraversa l'Appennino in direzione della Toscana il cui tratto più impervio è quello delle "Ganzole". Famigerato, se l'autista non appena acceso il motore afferra il microfono e avverte: «Non sarà un viaggio agevole se qualcuno soffre la macchina qui ci sono dei sacchettini». E via, su è giù, nel verde della strada panoramica. L'arrivo a Monzuno è 32 minuti più tardi (8.37): nessuno si è sentito male, tutti mezzi addormentati, il secondo trenino è lì che aspetta fermo lungo i binari. Quante volte ha già fatto Pianoro- Monzuno questa mattina? «Sono già tre - risponde il conducente del bus scuotendo la testa - e me ne rimangono altre diciannove, devo arrivare quasi a mezzanotte». Auguri. Tutti sul treno per la terza e ultima tappa di questa gara di resistenza: alle 8,40 le porte elettriche del regionale si chiudono - perfettamente in orario - per riaprirsi, per l'ultima volta alle 9,20 alla stazione di Prato, meta del viaggio. Sono passate quasi due ore, ma tutto è andato bene. Basta solo non avere fretta.
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