Il Tirreno

Prato

La storia di Roxana, ragazza madre dallo sfratto all’accoglienza

di Maria Lardara
La storia di Roxana, ragazza madre dallo sfratto all’accoglienza

Ex giocatrice di rugby, candidata alle elezioni, poi si trova senza un tetto e trova rifugio nella struttura della Diocesi. «Ma in Romania non torno...»

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PRATO. Quando l’ufficiale giudiziario ha bussato alla porta il 25 marzo scorso, le è crollato il mondo addosso. Non c’era più un tetto sopra la sua testa e quella del suo piccolo di undici anni. Ma poteva andare peggio. Nella sfortuna, Roxana Ardelean, ragazza madre di origine romena da 15 anni residente a Prato, è stata anche fortunata. Per lei si sono spalancate subito prima le porte della “Casa della giovane” di piazza San Francesco gestita dalla Diocesi, trasformata in “Casa comunale di accoglienza Il Soccorso” nei locali nuovi di zecca della Fondazione Pro Verbo di via Roma inaugurati oggi, mercoledì 23 luglio. Una casa spaziosa e accogliente, in nuovi ambienti da condividere con altre nove donne, alcune mamme e altre single.

Aspettando un lavoro che è il grande assente nella vita di Roxana. E dire che lei, volto conosciuto negli ambienti sportivi (è giocatrice di rugby e in passato ha militato nelle file delle Allupins) con alcune esperienze in politica (è stata candidata per “Scelta per Prato” alle ultime amministrative), prima dello sfratto manteneva, oltre al figlio, anche la madre e il fratello. È dura però pagare 715 euro d’affitto al mese senza l’entrata di uno stipendio, così ci vuole un attimo a ritrovarsi a bussare dall’assistente sociale per non ridursi da un giorno all’altro sotto i ponti. Sono proprio i servizi sociali che hanno dirottato la giovane mamma di 31 anni presso la struttura di accoglienza che ora gestisce il Santa Rita per conto del Comune.

«È da due anni che impazzo per un lavoro. Vado continuamente al Centro per l’impiego, sono iscritta alle agenzie interinali, ho lavorato come barista e banconiera ma nessuno che mi abbia mai assunto. Solo lavoretti in qua e là, senza veri contratti». Con la tranquillità di un tetto sopra la testa, per sé e il proprio bambino, c’è anche più serenità nell’affrontare i colloqui di lavoro. «Per un anno, tutto il tempo che è durato lo sfratto, ho vissuto male, tra mille ansie e preoccupazioni per il nostro futuro. Questa casa di accoglienza è uno spazio ben curato, a confronto di altre strutture come affittacamere che vengono usati per l’emergenza alloggiativa. Mi auguro comunque che sia un luogo di passaggio, appena sarò in grado di mantenermi da sola cercherò un alloggio». Nella struttura Roxana condivide gli spazi con donne di altra nazionalità: tutte cercano di venirsi incontro e di trovare un equilibrio nella convivenza. Di ritornare in Romania intanto non se ne parla proprio: «Mio figlio è nato qui e frequenta la scuola pratese. Più italiano di lui…».

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