Il Tirreno

Prato

Yann Tiersen pronto a incantare piazza del Duomo

Ludovica Monarca
Yann Tiersen pronto a incantare piazza del Duomo

Il polistrumentista bretone porterà a Prato per la prima volta in Italia il suo suggestivo e originalissimo sound: “Non vedo l’ora di suonare il mio nuovo album in questo Paese”

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PRATO. L'attesa sta per finire. Domani sera (mercoledì 23 luglio) Yann Tiersen, il polistrumentista bretone che ha fatto innamorare il mondo della sua musica, salirà sul palco di piazza Duomo di Prato per la tappa Toscana del suo tour del suo ultimo album "? (Infinity)", pubblicato da Mute Records prodotta dallo stesso Tiersen e mixata da Gareth Jones (Depeche Mode, Einstürzende Neubauten, Wire, Erasure) con Tiersen e Daniel Miller (lo storico boss della Mute). Quella di Prato è la terza delle sei date previste in Italia.

Dopo "Skyline" del 2011, il musicita reso noto al grande pubblico per la soundtrack de "Le fabuleux destin d'Amélie Poulain", si immerge nell'aspra narrazione di paesaggi nordici, dall'Isola di Ouessan in Bretagna - dove vive- alla magnetica Islanda. Tra dissolvenze e brani sussurrati in lingua bretone, faroese e islandese. Per capire la portata dell'evento basti pensare che l'anteprima del suo album, lo scorso 14 maggio all'Ica di Londra, è andata sold out in meno di cinque ore.

Yann Tiersen, reduce da uno splendido tour della Bretagna in bicicletta dove ha suonato e presentato il suo lavoro in diversi negozi di musica indipendente e non solo, si prepara così ad avvolgere Prato nel suo magico mondo in cui note, suoni e natura si mischiano perfettamente. "L'idea era di iniziare con strumenti giocattolo, in riferimento ai miei primi lavori, e dopo manipolare i suoni elettronicamente. Ho quindi apposto un nuovo livello di strumentazione acustica, e ripetuto lo stesso processo. Infine ho reiterato il modus operandi ancora una volta con l'aggiunta degli archi, perciò l'intero full-length è stato un costante andirivieni dall'acustico, all'elettronica, al digitale, per poi tornare all'analogico".

Il titolo dell'album "? (Infinity)" ha, forse, più di un significato?

"L'album ha avuto una prima fase di registrazione e una successiva di rielaborazione continua, quasi infinita appunto. E poi si tratta del mio ottavo lavoro e il simbolo dell'infinito ricordava il numero otto. Così ho pensato fosse un titolo perfetto".

L'album è stato composto in Islanda, un'isola della quale ti sei innamorato…

"Sì, davvero una terra magica. Due anni fa, tornando in Europa da un tour di mesi negli Stati Uniti e poi in Australia ci siamo fermati per una serata in Islanda e ne sono subito rimasto affascinato. Quando ho iniziato a lavorare al nuovo album avevo bisogno di un posto lontano da tutto dove concentrarmi, lontano dalle distrazioni e dalle pressioni e ho subito pensato all'Islanda".

Dall'isola di Ouessan all'Islanda, sembri avere una connessione speciale con le isole.

"Senza dubbio. Le isole mi piacciono. Adoro la loro complicata semplicità o la loro semplice complicatezza. Sull'isola tutto torna all'essenziale, una roccia immersa nel mare che sembra infinita ma che lentamente viene consumata dall'acqua. Un movimento eterno che affascina e conquista. Mentre lavoravo all'album, "manipolando" gli strumenti mi sono reso conto che c'era nei miei gesti, nelle mie scelte, qualcosa di organico, minerale".

L'elemento naturale è sempre centrale nei tuoi lavori e anche questo album è ricco di suoni naturali: la pioggia, il vento, i passi nel fango…

“La natura è onnipresente. Non sempre in modo evidente, a volte si tratta di qualcosa che ha a che vedere con il subconscio. I suoni capitano, non li cerco. E' la natura stessa che arriva a te. Nella prima traccia "Slippery Stones" ad esempio c'è un sample del suono della pioggia. Stavamo registrando in una casa a Reykjavík e dalla finestra vedevo che all'esterno si stava scatenando un violento temporale. C'era ragazzo che cantava solo, fuori, sotto la pioggia battente. Mi è sembrato un suono perfetto, così ho interrotto quello che stavo facendo e mi sono concentrato sul rumore della pioggia decidendo di registrare quello”.

Hai spesso affermato di non amare mischiare la musica alle parole. Come hai deciso dunque di inserire canzoni nel tuo album in ben tre lingue - antiche - diverse?

"Come ho detto lungo il mio lavoro ho sviluppato una sorta di ossessione per le pietre, le rocce. Il loro sembrare eterne. L'elemento minerale, in questo album, è fondamentale così come lo è nel paesaggio dell'Islanda e della mia isola in Bretagna. La mia ragazza così ha scritto una canzone "Ar Maen Bihan" in Bretone che poi abbiamo deciso di tradurre in islandese con Amiina e poi in faroese grazie al mio amico Ólavur Jákuppso”.

Domani sera che concerto aspetta i tuoi fan?

“Non vedo l'ora di suonare il mio nuovo album in Italia, ma non mancheranno anche i classici dei miei lavori precedenti. Sorprese? Forse, vedremo”.

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