Quel cadavere senza una mano che non avrà mai un nome
Da otto mesi il corpo della donna trovata sepolta in un campo di Iolo giace all’obitorio e non ci sono speranze di identificarla. Forse morì folgorata
PRATO. Era un fantasma da viva e lo sarà anche da morta. Nessuno la cerca, nessuno porterà un fiore sulla sua tomba senza nome. Il caso della donna trovata sepolta lo scorso 28 novembre ai margini di un campo di Iolo, periferia ovest di Prato, è uguale a tanti altri, eppure diverso, perché oltre alla quasi certezza che non verrà mai identificata, ci dice molto anche di come vivono e muoiono certi stranieri clandestini.
Una delle poche certezze è che si tratti di una donna orientale, mentre un’ipotesi abbastanza accreditata, sulla base dell’esame esterno compiuto dal medico legale Alberto Albertacci, è che possa essere morta folgorata, forse in una delle tante confezioni cinesi che negli ultimi venti anni sono spuntate come funghi nella zona, e dove lavora un esercito di operai irregolari.
Il cadavere è stato trovato per caso durante l’aratura del campo e la morte risale ad alcuni mesi prima, forse d’estate. Manca una mano, probabilmente sbriciolata dall’aratro, mentre sull’altra i carabinieri del Nucleo investigativo sono riusciti faticosamente a prendere le impronte iniettando un liquido che ha ridato forma al polpastrello. Ma quelle impronte non figurano nelle banche dati.
Da otto mesi dunque il cadavere giace all’obitorio e il sostituto procuratore Lorenzo Gestri, titolare delle indagini, non si illude di poter dare un nome a quei resti. Anche perché tre giorni dopo il ritrovamento del corpo lo stesso Gestri ha dovuto occuparsi quasi a tempo pieno di quella che è stata poi chiamata la strage del Macrolotto, la morte di sette operai cinesi nell’incendio della confezione Teresa Moda di via Toscana, non lontano dal campo dove fu trovato il cadavere della donna orientale.
E a ben guardare il caso della donna sepolta potrebbe essere stato un tragico prologo di quello che poi è successo in via Toscana, perché se davvero la morta senza nome lavorava in una confezione ed è stata folgorata durante il lavoro, avrebbe condiviso coi suoi sette connazionali la stessa sorte: un lavoro sottopagato in condizioni di sicurezza precarie in cambio della promessa che un giorno o l’altro si sarebbe emancipata. Invece è morta, l’hanno messa in un sacco di plastica nera e hanno aspettato la notte per seppellire lei e i suoi sogni.
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