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Prato

Pasticcio swap, la Procura cita come teste il sottosegretario

di Paolo Nencioni
Pasticcio swap, la Procura cita come teste il sottosegretario

Nel processo in cui Dexia Crediop è imputata di truffa ai danni del Comune di Prato il pm chiede di sentire anche l’ex sindaco Fabrizio Mattei

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PRATO. Come era forse prevedibile, il processo nei confronti dell’istituto bancario Dexia Crediop e del suo funzionario Riccardo Sommavilla, accusati di truffa ai danni del Comune di Prato in relazione alla vendita di prodotti finanziari derivati (i cosiddetti swap) per dare liquidità all’ente all’inizio degli anni Duemila, si sta trasformando in un giudizio su come sono stati gestiti i soldi pubblici in quel periodo. Un giudizio ovviamente non di carattere penale (gli imputati sono altri, il Comune è parte lesa), ma sull’opportunità di certe scelte che ora costano al Comune fior di quattrini.

Per questo ieri il pubblico ministero Antonio Sangermano, al termine dell’ennesima udienza del processo, ha chiesto che vengano ascoltati in qualità di testimoni l’ex sindaco dell’epoca, Fabrizio Mattei, ora consigliere regionale del Pd, e l’ex assessore al Bilancio Antonello Giacomelli, anche lui Pd, ora sottosegretario alle Telecomunicazioni nel governo Renzi.

L’occasione per sollecitare le testimonianze è stata fornita dagli stessi legali di Dexia Crediop, che hanno esibito un documento risalente al 2009 in base al quale risulterebbe che l’ex dirigente del servizio Ragioneria, Graziella De Castelli, già sentita alla scorsa udienza, avrebbe avuto una conoscenza dettagliata degli strumenti finanziari derivati e dei rischi a cui andava incontro il Comune. In realtà all’ultima udienza l’ex ragioniera De Castelli ammise candidamente che di quei prodotti finanziari lei ci capiva poco o nulla e che il Comune si era fidato dell’advisor, cioè del consulente che doveva individuare sul mercato le condizioni più favorevoli. Quell’advisor era proprio Dexia Crediop, che individuò la propria offerta come la più favorevole e dal giorno dopo smise di essere consulente per diventare controparte del Comune. Il problema fu che, mentre i tassi d’interesse precipitavano, nel contratto stipulato dal Comune di Prato c’era un limite al ribasso, a causa del quale l’ente pubblico ha continuato a pagare a lungo interessi più elevati di quelli di mercato.

Che cosa c’entrano dunque Fabrizio Mattei e Antonello Giacomelli? Il primo all’epoca della stipula del contratto era sindaco, il secondo assessore al Bilancio. Insomma, sono loro i “padri” politici di quell’operazione, e secondo il pubblico ministero Sangermano potranno spiegarne meglio la genesi, oltre a riferire quanto l’ex ragioniera sapesse della materia. La stessa De Castelli, che poi fu promossa alla sezione regionale della Corte dei conti, potrebbe essere ascoltata di nuovo. E spiegare meglio perché il Comune accettò di essere qualificato come “operatore finanziario esperto” (dunque con minori garanzie) quando invece negli uffici non erano molto ferrati sui prodotti finanziari derivati.

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