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Prato

Prato, allarme tarlo asiatico: «In quarantena 500 mie piante»

di Alessandra Agrati
Prato, allarme tarlo asiatico: «In quarantena 500 mie piante»

Il vivaista Jacopo Chiti, che gestisce il vivaio Palandri a Galciana, ha ricevuto la visita del servizio fitosanitario della Regione

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PRATO. «Cinquecento piante di lauro bloccate per due anni non sono un grosso problema per il mio vivaio, ma non credo che sia la strada giusta per combattere il tarlo asiatico. Servono controlli severi nel momento in cui le piante entrano in Italia».

Jacopo Chiti gestisce il vivaio Palandri a Galciana e da sabato, quando sono stati fatti i primi controlli dai tecnici della Regione, ha il divieto di vendere i lauri. «In realtà sono sani,– spiega – ma per una questione di prevenzione, visto che la mia azienda si trova a meno di 2 km da dove è stato trovato il focolaio, devo tenerli sotto osservazione. Per fortuna ho abbastanza spazio e gli esemplari sono in un numero limitato, mi preoccupa invece il fatto che il tarlo possa arrivare nei vivai pistoiesi dove il danno sarebbe sicuramente maggiore». Ogni pianta viene venduta a circa 15 euro, quindi il capitale fermo non è enorme, e comunque, se le piante non vengono contagiate, potranno essere vendute più grandi e forti rispetto allo stato attuale.

«Quando mi hanno chiamato dalla Regione per avvertirmi che ci sarebbe stato un controllo – continua Chiti – non mi sono allarmato, ho soltanto una specie di quelle che possono essere attaccate dal parassita».

Meno fortunato, invece, il titolare dell' altro vivaio di Galciana a cui sono state abbattute oltre 200 piante, visto che si trovava a meno di 100 metri dai due aceri malati. Nel vivaio, nato appena 4 anni fa , è stata trovata anche una pianta contagiata (i vicini raccontano che domenica pomeriggio è stato spruzzata una sostanza sulle piante). Tutto è iniziato da un normale controllo fatto dai tecnici del fitoservizio della Regione Toscana che si trovavano in zona per cercare di capire se ci fossero pericoli per i vivaisti pistoiesi: a Galciana vive una comunità cinese e quindi si temeva un focolaio.

Controllando due piante in un parcheggio si sono accorti di numerosi tarli, immediatamente sono stati abbattute, le vate le radici e poi cippate (triturate) , passando ora si vede un rattoppo in cemento al posto degli aceri, e poi gli agronomi hanno proseguito le ricerche negli spazi pubblici vicini e nei vivai. In autunno inizieranno i controlli anche nei giardini privati, compresi una parte nel comune di Montemurlo, per vedere se sono state contagiati. Un lavoro lungo, a Galciana quasi tutte le case hanno un pezzo di terra intorno, che sarà effettuato con la collaborazione di entrambi i comuni. Per ora la prevenzione è l'unico sistema per evitare il contagio, non è ancora stato trovato un antagonista in grado di combattere il fenomeno.

A Prato il tarlo colpisce la parte inferiore del tronco. In pratica alla base del fusto se la pianta è malata, si vede un buco che è l'inizio della galleria che viene scavata all' interno indebolendo la pianta fino a farla crollare. In media l'azione incessante dura quattro anni, ma il problema è la rapidità con cui si moltiplicano i tarli. I tecnici della Regione effettuano controlli al porto di Livorno, le normative europee prevedono anche che una parte di piante venga abbattuta per controllare che all' interno non ci sia il tarlo, ma purtroppo non tutti gli alberi entrano in Toscana in modo legale.

 

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