Il Tirreno

Prato

Procura, un altro addio: Eligio Paolini se ne va dopo 16 anni

di Paolo Nencioni
Procura, un altro addio: Eligio Paolini se ne va dopo 16 anni

La “memoria storica” del terzo piano del Palazzo di giustizia ha salutato colleghi e collaboratori. Sua l’inchiesta sulla bancarotta del gruppo Sasch

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Dopo l’annuncio dell’addio del procuratore capo Piero Tony, se ne va un altro pezzo da novanta della Procura di Prato. Sedici anni dopo il suo arrivo al terzo piano del Palazzo di giustizia, il sostituto procuratore Eligio Paolini ha salutato colleghi e collaboratori in una partecipata cerimonia nell’aula grande del Tribunale, alla vigilia del suo trasferimento alla Procura di Firenze.

Con lui se ne va la memoria storica della Procura pratese, il magistrato che è stato titolare di alcune tra le più importanti e delicate inchieste, non ultima quella per la bancarotta fraudolenta del Gruppo Sasch che vede indagato l’ex sindaco Roberto Cenni. Paolini prenderà possesso del nuovo ufficio alla fine del mese, ma intanto ha voluto salutare tutti coloro che hanno lavorato al suo fianco in questi ultimi 16 anni, a cominciare dal procuratore capo Tony.

È stato lui a tratteggiare la figura del più longevo tra i suoi sostituti. «Quando sono arrivato a Prato - ha detto Tony - mi dissero che potevo stare tranquillo, che c’era il Paolini. La prima volta che l’ho incontrato nel corridoio era in bermuda e mi disse che era in ferie». C’è da giurare che in quell’occasione il leggendario sopracciglio del procuratore si sia alzato oltre i limiti, ma poi i due hanno lavorato a lungo con reciproca stima e fiducia, ogni volta che il sostituto bussava alla porta del capo riproducendo la cadenza della “Nona” di Beethoven. «Paolini è l’autore di indagini difficili ed efficaci, un magistrato anomalo, disadorno e modesto. Guardatelo anche ora» ha aggiunto Tony suscitando qualche risata e indicando la polo verde col quale il sostituto si è presentato in aula. Nel ritratto del magistrato che lascia Prato ci sono altre due immagini del suo capo: «Un gattone che quando sfodera gli artigli diventa implacabile». E ancora: «L’idolo delle assistenti sociali, per loro il procuratore capo era lui».

«Quando mi proposero di venire a Prato - ha raccontato Eligio Paolini - quasi non sapevo dove fosse, ma qui ho fatto un’esperienza umana e professionale che rifarei mille volte. Qui ho anche trovato la compagna della mia vita, il mio amore - ha aggiunto indicando il sostituto Roberta Pieri, ora a Firenze - Il procuratore capo Tony è stato per me un amico oltre che un collega».

Paolini ha voluto anche ringraziare coloro che più da vicino lo hanno aiutato nel suo lavoro: Carla Mannelli, il maresciallo Caputo e il carabiniere Di Fiore.

Ora, una volta chiuse le inchieste pendenti, tra cui la Sasch, lo aspetta un’avventura nella Procura del capoluogo, dove già nel corso degli anni si sono trasferiti molti dei magistrati passati da Prato (tra gli altri Squillace, Von Borries, Ledda, Coletta) e dalla quale potrebbe arrivare anche il sostituto del procuratore capo Tony (si fanno i nomi di Alessandro Crini e Francesco Pappalardo).

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera