Lo strazio dei parenti ai funerali degli operai
Strage del Macrolotto, un lungo pomeriggio di dolore in piazzale Ebensee I familiari piangono i loro morti. In arrivo i risarcimenti della Regione
PRATO. «No, ancora non riesco a credere che una cosa come questa sia successa a casa mia» mormora il sindaco Matteo Biffoni. Il funerale di sei delle sette vittime dell’incendio della confezione Teresa Moda del 1° dicembre è appena terminato e le parole di Biffoni sono coperte dalle grida di dolore che per tre ore hanno riempito l’aria di piazzale Ebensee, l’ultimo straziante omaggio della comunità cinese ai sette operai che hanno pagato con la vita il mancato rispetto delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Non è stato il bagno di folla che ci si poteva aspettare, ma d’altronde sono passati 203 giorni dall’alba tragica di via Toscana e l’onda emotiva (e mediatica) si è inevitabilmente sgonfiata. Tra i duecento e i trecento cinesi (meno di quelli che parteciparano alla fiaccolata pochi giorni dopo la tragedia) hanno affrontato il sole feroce del primo pomeriggio nel primo giorno d’estate, nel parcheggio davanti al vecchio ospedale. Autorità al completo, ma i cittadini italiani, tolte le forze dell’ordine, i volontari della Pubblica Assistenza e i sacerdoti, si possono contare sulle dita di una mano. E dunque è tutto cinese il dolore per Xue Xieqing, Zheng Ziuping, Lin Quangxing, Rao Zhangjian, Su Qifu e Wang Chuntao, quattro uomini e due donne. Le salme, trasportate dai carri funebri della Pubblica Assistenza arrivano nel piazzale alle 13,30 e l’impatto emotivo è fortissimo, difficile da sopportare anche per chi si trova a passare di lì per caso. I parenti riconoscono i propri morti, vanno incontro alle bare, ci si gettano sopra quando queste vengono adagiate sotto la tenda della protezione civile, urlano tutto il loro dolore che sembra penetrare nelle ossa. Lo strazio va avanti a lungo, poi ci si abitua anche a questo, i fotografi sono a pochi centimetri dai volti rigati dalle lacrime, qualcuno viene fatto sedere sul retro del palco per riprendersi, gli portano un po’ d’acqua. E’ solo l’inizio di un lungo pomeriggio che terminerà con una ragazza, figlia di una delle vittime, che viene colta da un malore e portata via dalla Pubblica Assistenza.
Sul piazzale ci sono i buddisti vestiti di marrone che intonano un mantra interminabile intervallato dal suono dei campanelli, sul palco si schiera il coro in bianco della chiesa evangelica cinese, che canta melodie funebri. Intorno alle 15 cominciano ad arrivare le autorità, il sindaco Biffoni, l’assessore regionale Vittorio Bugli in rappresentanza di Enrico Rossi, il vescovo Agostinelli, il console cinese Wang Xinxia, il sostituto procuratore Laura Canovai, i vertici delle forze dell’ordine. Biffoni va subito a stringere le mani dei parenti in prima fila e di quelli che sono ancora intorno alle bare, accompagnato da Yang Shi, attore e mediatore culturale che tiene le fila della cerimonia. Prende la parola Cai Weixiong, il sacerdote della chiesa evangelica, che quando parla sembra la versione cinese del James Brown del film “Blues Brothers” e ricorda di quando nel 2005 a Dallas gli toccò assistere alla tragedia di decine di ragazzi morti in un incidente sul bus. «Io non vi so dire perché è successa questa cosa - dice rivolgendosi ai parenti delle vittime - Vi posso solo dire che i vostri cari sono tornati a casa, la casa del Signore». Il sindaco Biffoni promette che farà di tutto per mettere fine a «condizioni di vita e di lavoro inaccettabili», ricorda che i bambini italiani e cinesi nascono e crescono insieme, sprona tutti a fare la propria parte «perché sia l’ultima volta che un sindaco di Prato debba leggere parole come queste». L’assessore Bugli annuncia che la Regione userà la legge che prevede i risarcimenti alle vittime sul lavoro, confermando quanto era trapelato due giorni fa, la lettera arrivata a uno dei familiari delle vittime in cui si annuncia il prossimo risarcimento.
La console Wang Xinxia pronuncia parole di circostanza, ma a un certo punto va al sodo e rammenta ai suoi connazionali tre regole fondamentali: non realizzare dormitori abusivi nelle confezioni, non tenere bombole di gpl nelle aziende, non usare impianti elettrici che non siano a norma.
Sulla carta è tutto giusto, tutto già sentito, solo che non succede. E forse è per questo che, finito il discorso ufficiale, risponendo alla corrispondente dell’agenzia di stampa americana Associated Press, Wang Xinxia sente il bisogno di dire che «è l’ora di passare dalle parole ai fatti». La domanda in realtà era un’altra, e cioè che cosa aveva fatto il consolato per aiutare i familiari delle vittime (che proprio davanti al Consolato erano andati a protestare). Non sono arrivati aiuti economici, ma assistenza per arrivare in Italia. Sulla questione dei risarcimenti è ancora nebbia fitta. Cala il sipario, le autorità se ne vanno, le bare prendono la strada di Bagno a Ripoli per la cremazione.
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