Il presidio
Prato, ai ciclisti multe salate se pedalano fuori dalle ciclabili, ma nessuno lo sa
Il caso di un ciclista vittima di un incidente sul viale Galilei. Iannelli (Federciclismo): «Norma assurda e paradossale»
PRATO. C’è una norma del codice della strada che in pochissimi conoscono e i pochi multati sono delle vere mosche bianche. È quella prevista al 9° comma dell’articolo 182 e recita più o meno così: i ciclisti devono transitare sulle piste loro riservate, escluse particolari categorie stabilità dal regolamento. Tutti i ciclisti: dalla massaia a Vincenzo Nibali in allenamento. Facciamo un esempio concreto: viale Galilei. Seguendo alla lettera il codice della strada, i ciclisti non possono pedalare sul viale e sono obbligati a percorrere la pista ciclabile che lo costeggia. È quello che si è sentito rispondere un lettore del Tirreno, che ha subito un brutto incidente con la bici, riportando fratture multiple a una gamba, a causa della classica sportellata di un automobilista che aveva parcheggiato sul viale. «Oltre il danno fisico è arrivata pure la beffa della multa - dice - col problema ulteriore che con questa contestazione dei vigili urbani scatta la condivisione di colpa per l’assicurazione. La mia unica colpa è stata quella di transitare sulla carreggiata anziché sulla pista ciclabile».
La norma non fa una grinza, anzi sì. Quella più evidente, sottolineata da società ciclistiche e associazioni di ciclismo amatoriale, è che quel regolamento a cui si richiama la norma non esiste: il legislatore lo ha previsto, ma il regolamento non c’è ancora. Una situazione paradossale che viene sottolineata da Carlo Iannelli, avvocato e componente del Caf, la commissione appello federale della Federciclismo nazionale.
«È una norma assurda che non conoscevo e in cui mi sono imbattuto solo di recente. In effetti si fa riferimento a un regolamento che dovrebbe stabilire per quali categorie di ciclisti derogare, ma questo regolamento non esiste. Questo può essere un valido motivo per presentare ricorso puntando almeno sull’inefficacia della norma. Faccio un esempio molto chiaro - prosegue Iannelli - In Versilia centinaia di migliaia di ciclisti passano sul lungomare costeggiato dalla ciclabile. Non ho mai visto né sentito dire di pattuglie che si siano fermate per fare la contravvenzione ai ciclisti».
In chiave più pratese, Iannelli fa notare che proprio la pista ciclabile del viale Galilei non è del tutto a norma con quanto prescrive la legge, essendo più stretta del dovuto. Mancano anche i cartelli che indichino chiaramente il divieto di transito ai ciclisti sulla carreggiata del viale. «Quando si tratta di applicare regole come queste - spiega il comandante della Polizia municipale, Andrea Pasquinelli - si parte dal presupposto che vanno difese le categorie deboli di utenti della strada e i ciclisti rientrano in queste categorie. Benché il ciclista sia per natura piuttosto indisciplinato, nessuna pattuglia si ferma a multare chi pedala fuori dalla ciclabile o sui marciapiedi o in controsenso. Quando però facciamo i rilievi di un incidente, vanno valutati tutti gli aspetti ed ecco che in quel caso può scapparci la multa. Non possiamo fare distinzione fra tipologie di ciclisti: per il codice della strada un gruppo di professionisti che si allenano è trattato alla stregua degli altri ciclisti, il discorso cambia solo in caso di gara vera e propria».
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