Quanto ci costa l’assistenza religiosa all’ospedale Santo Stefano
Rinnovata al rialzo, fino a settembre, la convenzione tra l’Azienda sanitaria di Prato e la Curia diocesana: 4.500 euro al mese
PRATO. Chiamiamola cura delle anime oppure assistenza religiosa: nell’immaginario collettivo, qualcosa che investe la sfera spirituale e quindi come tale, un’opera volontaria e gratuita. Fatto sta che la parola di conforto dei parroci in corsia tra i letti d’ospedale costa al contribuente. Sì, perché anche il capitolo dell’assistenza religiosa grava sulle voci di bilancio delle aziende sanitarie, con uno “stipendio” che nel caso dell’Asl 4 si aggira intorno ai 4.500 euro al mese per i due cappellani che a turno prestano servizio al “Santo Stefano”, fino a un massimo di 84 ore settimanali. A pagarli è l’Asl 4 che da poco ha prorogato la convenzione con la Curia diocesana imputando sul bilancio di previsione 2014 la spesa presunta di 27mila euro alla voce “costi altri servizi non sanitari da privati”, per il periodo compreso fra il 1° aprile e il 30 settembre.
Perché solo fino a settembre? «Perché insieme alla Diocesi stiamo cercando di individuare uno spazio idoneo per il personale religioso negli spazi dell’ospedale – fa sapere il direttore dello staff della direzione aziendale Claudio Sarti - Al momento i due religiosi hanno una piccola base d’appoggio adiacente alla cappella». Non di rado, viene utilizzata per motivi logistici a supporto la parrocchia di Galciana visto che al nosocomio i due religiosi sarebbero un po’ sacrificati in termini di spazi.
La somma dei 27mila euro dovrebbe garantire la copertura economica per il servizio di due sacerdoti nel periodo aprile-settembre 2014: uno stanziamento lievemente maggiorato rispetto alla convenzione biennale stipulata nel periodo 2012 - 2013, quando il servizio di assistenza religiosa a favore dei pazienti ricoverati incideva sulle casse dell’Asl per 52mila euro all’anno. In tempi di spending review, insomma, si va ritoccare all’insù la spesa per la cura delle anime. Dalla Curia ribattono però che «ora i due cappellani devono muoversi tra il “Santo Stefano”, l’Hospice di piazza del Collegio e il presidio di cure intermedie». Insomma, tutto fuorché una passeggiata. I due cappellani indicati dalla Curia sono remunerati per l’esercizio della propria azione pastorale: amministrazione dei sacramenti, catechesi, celebrazione di una messa al giorno, fino all’atto dell’estrema unzione. Il loro ruolo, in pratica, è né più né meno quello che normalmente i parroci esercitano in chiesa, ovvero fare la comunione ai fedeli che la richiedono, dispensare una parola di conforto ai degenti e ai loro familiari, aiutarli nell’affrontare meglio la malattia. Dovrebbero inoltre garantire una reperibilità 24 ore su 24. Insomma, un vero e proprio lavoro. Perché però li paga l’Asl 4? «Tutto nasce dal protocollo d’intesa stipulato tra Regione e la Conferenza episcopale toscana che disciplina l’assistenza religiosa nelle strutture di ricovero delle unità sanitarie locali, ovviamente non solo Prato», puntualizza Sarti.
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