Il Tirreno

Prato

A Prato le slot ingoiano novecento euro a testa all’anno

di Mario Lancisi
A Prato le slot ingoiano novecento euro a testa all’anno

Le inquietanti dimensioni del fenomeno in città. E per questo la Confcommercio lancia un referendum tra gli associati

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PRATO. Slot machine sì o no? E’ il sondaggio-referendum ai quali sono stati chiamati a rispondere i trecento pubblici esercizi di Confcommercio pratesi. Le macchinette mangiasoldi stanno suscitando perplessità, inquietudini, crisi di coscienza tra gli associati, spiega Erika Tasselli, segretaria dei pubblici esercizi. Da qui l’input della Confcommercio nazionale di promuovere il sondaggio sulle slot, e a Prato, come spiega il presidente Canio Molinari, questa sorta di referendum è partito: «Noi siamo per il rispetto della legge. Se lo Stato permette la vendita del tabacco o del gratta e vinci, non vedo problemi per le slot. Però vogliamo capire, conoscere l’opinione dei nostri associati», spiega Molinari.

Perde mille euro e dà fuoco alla slot. I risultati non saranno vincolanti, ma il fatto che un’importante organizzazione come la Confcommercio si ponga il problema e avverta il disagio di vedere clienti perdere al gioco, tra un caffè e una birra, persino uno stipendio intero, non lascia indifferenti gli stessi esercenti. «A noi piacciono i clienti che vengono, bevono un caffè, non quelli che se ne stanno per due ore fissi ad una macchinetta sperando di vincere chissà cosa e poi finiscono invece per perdere tutto», racconta la Tasselli.

Eccolo uno di questi fissati della slot, lo vediamo al bar Imperatore, impassibile, lui e la macchinetta, ecco che accende una sigaretta, e poi riprende a giocare, a sfidare il destino. E’ un cinese. Siamo al bar dell’Imperatore a Prato, dove qualche mese fa un eritreo di 34 anni ha dato fuoco ad una slot machine perché, ha raccontato alla polizia, gli avrebbe fatto perdere mille euro, i soldi di uno stipendio mensile. «E ora con cosa vivo senza soldi?», avrebbe urlato mentre il fuoco distruggeva, almeno in parte il locale davanti al Castello.

Quasi mille euro di spesa pro-capite. Prato d’altra parte è terra fertile per il gioco di azzardo. Qualche anno fa Alea, un’associazione di prevenzione alla ludopatia (cioé alla dipendenza dal gioco), stimò che a Prato la spesa media procapite in gioco d’azzardo era di 904 euro. Cifra che se non è aumentata, sicuramente non è diminuita, affermano gli esperti. Dall’inchiesta di Alea emergeva che il gioco più praticato era il Gratta&Vinci (40% dei giocatori), seguito dal Lotto-Superenalotto (32%) mentre le slot machine occupavano la quarta posizione.

Cinesi e pratesi impoveriti. E sono soprattutto i cinesi ad amare le slot. «Hanno molti soldi in contanti e su 100 euro magari 90 lo mandano in patria e il resto se lo giocano», spiega l’ex parlamentare Andrea Lulli. «C’è nel cinese un piacere quasi incontenibile per il gioco», sottolinea Aldo Milone, lo sceriffo dell’ex giunta, l’uomo dei blitz ai capannoni. «Altro che blitz, bisognerebbe ma indagare sul fiume di contante che corre tra i cinesi e che alimenta anche il gioco d’azzardo», aggiunge Lulli.

L’altro filone di giocatori sono i pratesi, che magari fino a qualche anno fa avevano un buon tenore di vita, e che con la crisi si ritrovano con la necessità di soldi. Per cui la vincita, l’azzardo, i soldi arrivati senza lavoro diventano la possibilità di concedersi lussi altrimenti negati.

Vince un milione e mezzo e lo perde. Storie di giocatori sull’orlo di una crisi di nervi se ne raccontano molte, a Prato. «Spesso nelle confessioni mi capitano fedeli che mi dicono: “padre, ho giocato alla slot i miei risparmi e ora come faccio?”», racconta don Andrea Adamek, parroco a San Giorgio a Colonica.

E lei, cosa risponde, padre, chiediamo. Don Andrea ci pensa e poi risponde: «Il problema vero non sono i soldi che uno può perdere, ma la dipendenza che si crea tra l’individuo e il gioco. Una dipendenza non diversa da quella della droga».

Dal confessionale al Sert dell’Asl di Prato dove affluiscono pazienti malati di gioco, di ludopatia. Si raccontano storie, al Sert, quasi da romanzo. Tipo quella di un uomo che vince un milione e 400 mila euro e anziché godersi la vincita, si è rigiocato tutti i soldi. E, come da copione romanzesco, se li è persi tutti. Giochi,vinci e perdi, rigiochi, rivinci e riperdi, in una sorta di ossessione, di droga, di malattia. E mentre il Sert e l’associazionismo pensa ai malati, la Regione ha approvato una legge per incentivare la rinuncia delle slot machine da parte dei pubblici esercizi. Ma la legge (vedi articolo a parte) è ancora senza regolamento e, soprattutto, senza soldi. E d’altra parte molti bar hanno già fatto sapere che il fatturato prodotto dalle slot è troppo alto per rinunciarvi.

E così il gioco continua come se niente fosse. Anche se i drammi sociali che stanno producendo sembrano colpire, ferire, gli stessi pubblici esercizi.

E c’è chi alle slot rinuncia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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