Il Tirreno

Prato

La protesta di venti insegnanti stritolati dalla legge Fornero

di Barbara Burzi
La protesta di venti insegnanti stritolati dalla legge Fornero

Hanno costituito il comitato civico Quota96, chiedono di andare in pensione avendo tutti superato i sessant’anni di età e con oltre trentacinque anni di contributi versati

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Avrebbero i requisiti per andare in pensione e si sarebbero già ritirati dalla vita lavorativa se la legge Fornero non glielo avesse impedito rimandando di cinque o sei anni il loro pensionamento. Sono i cosiddetti Quota 96, gli “esodati” della scuola, professori che hanno già compiuto 60 anni, con 36 anni di contributi (o 61 +35 oppure 40 anni contributivi), ma ancora dietro la cattedra a causa di un pasticcio legislativo. I lavoratori della scuola, a differenza degli altri dipendenti pubblici hanno un’unica finestra previdenziale che si apre tra il 31 agosto e il primo settembre, dunque, subito prima dell’inizio del nuovo anno scolastico. Ma il provvedimento del governo Monti, entrato in vigore il 1° gennaio 2012, non ha tenuto conto di questa specificità, tagliando fuori quei docenti che avevano inoltrato domanda di pensionamento a ottobre 2011 poiché entro l’anno scolastico avrebbero maturato i requisiti, quindi raggiunto la quota. In queste condizioni a Prato ci sono circa venti insegnanti, alcuni dei quali erano presenti alla conferenza stampa indetta per dal professor Franco Spirito, docente di educazione fisica alla scuola media “Lippi” e rappresentante del comitato civico Quota96 sul territorio.

«Siamo vittime di un’ingiustizia e chiediamo che le norme specifiche del comparto scuola in ambito pensionistico siano fatte valere anche nei confronti della legge Fornero - dichiara Spirito - senza contare che la permanenza in servizio di docenti ultrasessantenni impedisce l’ingresso nella scuola a nuove generazioni di insegnanti: soltanto nella scuola dove insegno ci sono 6 professori ultrasessantenni e un solo docente under 30».

All’incontro organizzato per rilanciare la protesta in vista del prossimo 10 aprile, data in cui il governo dovrebbe riferire sulla disponibilità di una eventuale copertura finanziaria (servono in tutto 35milioni di euro per 3976 persone), erano presenti anche Angelo Galasso, docente di tecnologia alla scuola media di Montemurlo, Maria Illiano e Daniela Gualdani, rispettivamente insegnante di lettere e di educazione fisica alle “Lippi”. «Per quella data organizzeremo un presidio al Miur - conclude Spirito - Il nostro motto è: 4000 pensionati, 4000 stabilizzati»

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino