Il presidio
Altri tre operai cinesi denunciano i loro datori di lavoro
Prato, l’annuncio dell’assessore Silli dopo il primo caso dell’anno scorso. Escono allo scoperto dopo gli infortuni sul lavoro, si sentono “scaricati” e vogliono un risarcimento
PRATO. Alcuni cinesi senza permesso di soggiorno hanno capito che forse possono fidarsi delle autorità italiane per ottenere quello che gli spetta. Al primo caso di operaio che ha denunciato i suoi sfruttatori che lo avevano abbandonato dopo un grave infortunio in confezione se ne sono aggiunto ora altri tre. Lo rende noto l’assessore all’Integrazione Giorgio Silli. «In seguito alla campagna contro lo sfruttamento della manodopera clandestina e in seguito alla denuncia del primo cittadino cinese che si è ribellato ai suoi aguzzini, da settembre 2013 altri tre lavoratori cinesi si sono rivolti agli uffici del Comune per denunciare la loro situazione di sfruttamento. L’ultimo proprio due giorni fa».
«Si è andato formando un rapporto di fiducia con le istituzioni e nello specifico con il Comune - spiega Silli - soprattutto dopo che i datori di lavoro sono stati condannati in primo grado, dando prova che l’Italia è un paese serio dove lo stato c’è ed è forte. L’ultimo lavoratore ha dichiarato di lavorare anche per 16 ore di fila, dalle 10 alle 2 di mattina, no stop, ogni giorno. In tutti i casi gli operai sono stati abbandonati a se stessi dopo essersi gravemente feriti. Quando si parla di problemi complessi come quello del distretto parallelo cinese, prima di tutto si deve pensare a decapitare il sistema. Colpire i cosiddetti pesci grossi».
Il tratto che accomuna i casi dei quattro operai che hanno deciso di denunciare i datori di lavoro è che sono tutti senza permesso di soggiorno, tutti hanno avuto incidenti sul lavoro, più o meno gravi, e si sono sentiti abbandonati, nel senso che hanno dovuto smettere di lavorare e non sono stati risarciti. È come se si stesse incrinando il patto non scritto secondo il quale la rete di parenti e amici dà un sostegno ai cinesi che si trovano in difficoltà. E allora gli operai “scaricati” si rivolgono allo Stato per rivendire i loro diritti. L’esempio del primo che ha denunciato è illuminante: oltre al permesso di soggiorno per motivi di giustizia, ha ricevuto un ingente risarcimento e altri soldi li avrà al termine della causa civile.
«Solo con le denunce degli sfruttati - commenta l’assessore Silli - si potrà continuare a risalire a i veri responsabili. Quindi esorto anche tutti a fidarsi delle istituzione e a mettere tutto nero su bianco. Non saranno lasciati soli».
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