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Prato

Monzali si autocandida nella lista Pd: “Un ecodem non può mancare”

di Cristina Orsini
Monzali si autocandida nella lista Pd: “Un ecodem non può mancare”

Spiazza il partito e scende in campo: al Biffoni consiglia più grinta mentre giudica il govenatore della Regione Rossi «il vero handicap dei democratici di Prato"

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PRATO. Marco Monzali, ecodem con simpatie civatiane, direttore della radio on line “Radio gas”si è autocandidato ad entrare nella lista, ancora per aria in verità, del candidato sindaco del centrosinistra Matteo Biffoni. "Diciamo così: mi sono autocandidato a essere candidato, visto che la liste è tutta da fare e che attorno ci sarà gran affollamento. Spetterà poi al segretario del partito e al candidato sindaco buttare giù i 32 nomi ed eventualmente escludermi”.

Quindi Monzali è partito per tempo.

"Ho solo anticipato qualche mossa”.

Curiosa decisione, ma che di certo ha motivazioni convincenti.

"Credo che un'anima come la mia, piuttosto a sinistra e fortemente ambientalista, debba avere degna rappresentanza nel futuro consiglio comunale. Inoltre ho anche un gradevole ricordo dei quattro anni passati in palazzo comunale tra il 1995 e il 1999, nella prima legislatura di Fabrizio Mattei quando ero capogruppo dei Verdi".

Di rispose dal Pd ne ha ottenuto?

"Ufficialmente nessuna, però so di certo che la cosa ha un po' sorpreso. Ho giocato in contropiede".

Sa che questa volta occorrono molti voti per riuscire a entrare in consiglio comunale? Le stime parlano tra i 4 e i 500. Lei li ha?

"Penso di sì. Non credo, per quanto mi riguarda, che ci sarà un voto di corrente. Mi riferisco all'ala civatiana del pd: ci saranno sicuramente civatiani che potrebbero sostenermi con convinzione altri invece se ne guarderebbero bene. Conto sulla gente e sulle battaglie ambientaliste che ho fatto in questi. Anche se sono consapevole che la sfida è grossa, tanto più quest'anno, con la doppia preferenza sulla scheda e con l'obbligo di alternare il genere: un voto a un uomo e l'atro a una donna che alzerà ulteriormente la soglia d'ingresso".

Sta facendo il salto nelle fila renziane?

"Assolutamente no. Mi colloco a sinistra e vista l'attuale geografia del partito rischio di finire, anzi, all'estrama sinistra. Dopo di chè ho sempre detto che non sono anti renziano ma semplicemente un non renziano. Perchè non mi soddisfa del tutto qule che dice in termini dei contenuti".

Due pregi del candidato Biffoni?

"Innanzitutto è capace di unire la coalizione. E' questa la sua grande dote. L'altra è l'empatia: è capace chi chiacchierare, di ispirare fiducia. In più è un pratese immediatamente riconoscibile ed è un altro punto di forza che non ha nulla da invidiare a Cenni, un altro enfant du pays".

Due difetti?

"Uno: è un po' troppo "piacione" che non è altro che l'altra faccia dell'empatia. Tende a cercare consenso e apprezzamento anche da chi poi non lo contraccambierà. Dovrebbe essere un po' più brusco, lo vorrei più grintoso".

Non le sembra una campagna elettorale decisamente anomala: sottotono e lenta?Alla fine si vota tra due mesi.

"La campagna è appena partita ma sì, preferirei toni più tosti. Il rischio è un eccesso di ecumenismo e quindi di non riuscire a far capire alla gente perché non deve più votare Cenni ma noi. A furia di essere rispettosi dell'avversario il pericolo è quello di indurre a una gran confusione. Un esempio classico è la questione cinese e le politiche sciagurate sull'immigrazione di questa giunta".

Ha qualche handicap, secondo lei , il Pd di Prato?

"Sì, uno grande: il governatore Enrico Rossi. Il nostro problema sarà smarcarsi da scelte e affermazioni che ha fatto. Ogni volta che Rossi parla ci fa danno, vedi la questione dell’ampliamento di Peretola, le case nell'area del vecchio ospedale e l'idea dell'ingresso di Prato nella città metropolitana fiorentina. Evidentemente non ha ancora capito che si vota presto e che Prato è in mano al centrodestra da cinque anni”.

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