Il Tirreno

Prato

Un tavolo nazionale sull’illegalità a Prato

di Tecla Biancolatte
Un tavolo nazionale sull’illegalità a Prato

Il presidente della Repubblica ha ascolto la delegazione pratese che ha esposto i problemi legati all’immigrazione cinese

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ROMA. «L'incontro con Napolitano è durato per un'ora e un quarto, più di quanto previsto dal protocollo. Con cosa ne usciamo? Con l'impegno da parte del presidente della Repubblica di sensibilizzare il governo sul caso Prato. Ci aspettiamo quanto prima un tavolo nazionale per trovare soluzioni al problema dell’illegalità». Il sindaco di Prato Roberto Cenni è soddisfatto del faccia a faccia avuto ieri mattina al Quirinale con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano a tre mesi di distanza dalla morte dei sette operai cinesi al Macrolotto.

Sono le 13 di ieri, quando Cenni raggiunge il Senato per la conferenza stampa dedicata alla prima volta di Prato al Quirinale. Con lui ci sono gli altri delegati pratesi che hanno partecipato al colloquio. Sono il presidente della Provincia Lamberto Gestri, il deputato Pd Matteo Biffoni, i senatori Claudio Martini (Pd) e Riccardo Mazzoni (Forza Italia), e il presidente della regione Toscana Enrico Rossi. Sono sorridenti e pronti a raccontare.

Ai giornalisti ripetono quanto siano soddisfatti della mattinata, insistono sull’«estrema attenzione e competenza» mostrata dal presidente Napolitano e dal suo staff. Insieme - spiegano - sono andati al fondo delle questioni. Il punto di partenza è stato l'«insostenibile illegalità e sfruttamento» in cui vivono molti, troppi, cinesi così come aveva scritto il presidente Napolitano nella lettera indirizzata al governatore Rossi all'indomani della morte dei sette operai.

I rappresentanti pratesi e il capo di Stato hanno parlato dell'economia sommersa, della necessità di maggiore sicurezza e quindi di un maggior numero di forze dell'ordine, dell'importanza del ruolo della scuola e dei mediatori culturali, della massiccia presenza di lavoratori che lavorano senza le necessarie garanzie di tutela nella città che ha la comunità di cinesi più numerosa d'Europa in rapporto alla popolazione.

I delegati ai microfoni dei cronisti assicurano che la macchina per uscire dalla illegalità è in moto. Spetta al governatore Rossi dire concretamente come. Rossi parte dai numeri. Sono 74 gli ispettori del lavoro che entro maggio verranno assunti per controllare le 3mila aziende pratesi.

Poi - assicura - verrà stipulato un accordo con la Procura in cui si metterà a disposizione personale amministrativo. Per uscire dall'emersione, Rossi chiede anche l'impegno delle griffe della moda di aumentare le procedure per la certificazione della filiera.

Il governatore insiste su un punto: sulla possibilità di chiedere la cittadinanza per motivi umanitari. Si tratta dell'applicazione dell'articolo 16 della legge Turco -Napolitano per garantire l'accoglienza dell'Italia a quei lavoratori che sono stati oggetto di sfruttamento nel lavoro.

«Ne ho parlato con Napolitano - sottolinea Rossi - si tratta solo di applicare una legge che già esiste».

Il senatore Riccardo Mazzoni, spera che con l’intervento di Giorgio Napolitano il governo mantenga le promesse fatte. Prima fra tutte il rientro dei capitali confiscati su territorio di Prato.

Matteo Biffoni, candidato sindaco del Pd, chiede che ci sia maggiore dialogo con il governo cinese. Il presidente Gestri promette un approfondimento da parte della Provincia sull'immigrazione cinese a Prato: «Bisogna conoscere la realtà, i dati - spiega Gestri - per mettere in campo delle azioni che abbiano dei risultati».

Il sindaco Cenni chiude con un’assicurazione: «Napolitano ha promesso di sollecitare il governo per rimettere in moto quel tavolo che fu aperto il 12 dicembre. Nel frattempo sono cambiati tutti i ministri, ma Alfano è rimasto. Serve una costante osservazione dei fenomeni per poi prendere provvedimenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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