Il Tirreno

Prato

Nuovo ospedale e 118

Parla l’assessore: «Scelte dall’alto, Comune impotente»

PRATO. Ha mani e piedi legati, il Comune di Prato. Per tutto quello che riguarda nuovo ospedale e 118 l’amministrazione comunale non ha nessun poter decisionale. Ma ad oggi in tanti continuano a fare...

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PRATO. Ha mani e piedi legati, il Comune di Prato. Per tutto quello che riguarda nuovo ospedale e 118 l’amministrazione comunale non ha nessun poter decisionale. Ma ad oggi in tanti continuano a fare rimostranze nell’ufficio del sindaco e dell’assessore alla sanità per questioni che, anche loro, si sono visti piombare addosso. È un po’ questo il succo di un incontro che Dante Mondanelli ha voluto tenere, spiegando le cose che non vanno con l’apertura del “S. Stefano”. «Tante scelte – esordisce l’assessore – se fatte dall’Asl si sarebbero concretizzate in maniera più rapida invece è compito del gestore e si va a rilento». Inizia parlando dell’edicola: «La Gesat pensa più all’aspetto commerciale che a quello sociale, dato che l’ex punto vendita di giornali del “Misericordia e Dolce” era gestito da una cooperativa sociale dove erano impiegati quattro soggetti svantaggiati». L’affitto richiesto è troppo alto (22mila euro annui) e non consente alla coop di continuare il servizio. «Una proposta è quella che la Società della salute cerchi un finanziamento - ha detto Mondanelli -. Anche sul bar c’è incertezza, non si riesce a far ripartire l’attività». L’assessore ritorna sul 118 perché venga rivisto il trasferimento momentaneo a Firenze. «Il 17 parte la sosta a pagamento del S. Stefano – aggiunge - nemmeno l’Asl sapeva la data di inizio. Insieme ai sindaci di Lucca, Pistoia ed Empoli stileremo un documento per convocare le istituzioni». Il mantra dell’assessore è l’interesse dei cittadini che continuano a lamentarsi: «Nel nuovo ospedale il paziente si sente disorientato e poi c’è il problema dell’imbuto del Pronto soccorso. Ha una media di oltre 260 visite al giorno e la sua funzione è stata tarata bassa per un numero così elevato di accessi. Ci sono persone che stazionano sei ore in barella per non parlare dei casi limite che arrivano anche a 17 ore».

Azelio Biagioni

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