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Prato

Brezzo: «Il salario è insufficiente, aumentiamo il potere d’acquisto attraverso convenzioni»

di Alessandra Agrati
Brezzo: «Il salario è insufficiente, aumentiamo il potere d’acquisto attraverso convenzioni»

Il rieletto segretario della Filctem Cgil di Prato lancia una proposta per venire incontro a lavoratori ed imprese. Il nodo del distretto parallelo

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PRATO. Massimiliano Brezzo, rieletto segretario della Filctem Cgil, lancia una proposta per far ripartire in modo virtuoso l'economia . «Il salario nazionale tabellare – spiega – non copre l'effettiva perdita di potere d'acquisto e quindi si riduce, inoltre con il cuneo fiscale per quanto riguarda la contrattazione territoriale, 100 euro lordi diventano 140 per l'impresa e 70 per il dipendente. L'obiettivo è di trovare un meccanismo che permetta ad entrambi di ridurre al massimo questa differenza inserendosi in un regime fiscale che permetta ai 70 euro di avvicinarsi a 100 euro e contemporaneamente inserendoli in un sistema di convenzioni che porti con 100 ad acquistare beni e servizi per un valore di 120 o 130 euro. Il tutto garantendo le stesse coperture previdenziali».

In quest'ottica però bisogna trovare un accordo territoriale di categoria, ma il distretto di Prato si candida a diventare una sorta di laboratorio in cui testare i risultati di questo modello, che è già in vigore in alcune industrie, ma non è mai stato applicato ad un territorio. Una sfida, proprio per questo, che è ancora più impegnativa e dovrebbe coinvolgere anche le attività commerciali locali, innescando così un ulteriore ciclo virtuoso. Intanto tramite Co.Ge.F.I.S. è stato ottenuto l'accesso gratuito ad un portale nazionale che gestisce l'erogazione di parte del salario di secondo livello in beni e servizi per oltre 700.000 dipendenti di grandi imprese. «In questa fase – spiega Brezzo – è possibile usufruire di convenzioni che danno diritto a sconti».

Il segretario nella sua relazione ha anche affrontato il problema del distretto parallelo. «Un sistema che è stato spesso strumentalizzato sia a livello politico che mediatico, ma mai contrastato efficacemente. Un sistema che produce una ricchezza immensa e può essere contrastato solo nella sua capacità di produrla non nella manodopera che vi lavora partendo dall' assioma che meno ricchezza prodotta corrisponde a meno richiesta di manodopera e non viceversa».

Il segretario snocciola dati: 1 milione di capi prodotti al giorno, 1 milione di euro al giorno trasferiti e 1 milione di metri di pezze. Cifre impressionanti che non sostengono la tesi comune per cui i cinesi lavorano ad 1 euro all' ora. Lavorano a cottimo e guadagnano secondo la loro capacità di produrre, dal totale viene scalato il vitto, l'alloggio e la quota di debito contratto per arrivare in Italia ed eventualmente se riescono a regolarizzarsi va aggiunto anche il costo dei contributi e delle tasse. «Malgrado tutti questi costi onerosi perché mediati da un sistema illegale– spiega Brezzo – chi sceglie questa vita mette in conto pochi anni di sacrificio per accumulare abbastanza capitale per mettersi in proprio in Italia o in Cina». Mancanza di tracciabilità delle merci, etichettatura dell' origine dei prodotti e mancanza di reciprocità dei trattamenti fra gli stati europei fanno il resto.

La parte conclusiva della relazione affronta il tema del rilancio del distretto. «Prato potrebbe provare a tornare protagonista sui mercati mondiali in un' ottica di distretto evoluto differenziando le proprie produzioni verso settori contigui e contemporaneamente andando oltre l'attuale filiera produttiva, ancora legata al prodotto intermedio rappresentato dal tessuto».

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