Chiesto l’arresto di Bettazzi, il gip dice no
La Procura contesta la concussione all’ex presidente del consiglio comunale. Se ne riparla a marzo
PRATO. La Procura ha chiesto l’arresto di Maurizio Bettazzi, ex presidente del consiglio comunale che il 25 luglio 2013 si è dimesso dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per corruzione nell’ambito dell’inchiesta su un prestito concesso dalla Banca di Credito cooperativo Area pratese alla municipalizzata dei rifiuti Asm, ma il giudice delle indagini preliminari ha respinto la richiesta.
La Procura ha fatto ricorso al Tribunale del riesame, che affronterà il caso il prossimo 10 marzo.
Bettazzi si dice tranquillo, preferisce non commentare lo sviluppo e riafferma la sua fiducia nella giustizia. Nell’inchiesta sul prestito all’Asm Bettazzi è indagato insieme all’ex direttore generale del Credito cooperativo Area Pratese, Stefano Solenni, e a Nicolò Donati, già direttore della filiale di via Valentini. A Bettazzi la Procura ha contestato la concussione prevista dall'articolo 319 quater del Codice penale (che punisce da tre a otto anni "il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità"). A luglio la Procura ipotizzò la corruzione, poi ha chiesto l’arresto per la concussione (reato per il quale è indagato anche Solenni). Nel respingere la richiesta di custodia cautelare, il gip avrebbe riqualificato l’accusa in abuso d'ufficio, reato che non consente l'arresto.
Tra i documenti sequestrati dal Nucleo di polizia valutaria della Finanza, che indagava nell’inchiesta sul presunto ostacolo alla vigilanza di Bankitalia in cui è stato coinvolto il presidente della Bcc Lamberto Albuzzani, poi morto suicida, è emersa una fattura per 3.000 euro pagata dalla banca a Bettazzi per la sua consulenza nella ristrutturazione del prestito ad Asm. Secondo la Procura questa è una tangente, anche perché la banca fa quello di mestiere, cioè valutare i clienti (peraltro, in questo caso, ampiamente conosciuto). Anche Asm si apprestava a versare 12.000 euro a Bettazzi, avrebbe accertato l’indagine. Non a lui direttamente, ma a una società intestata a un amico (e anche questa è una stranezza che dovrà essere spiegata). Ma le notizie sull’inchiesta hanno bloccato tutto e l’eventuale reato non si è concretizzato.
A Bettazzi è stato contestato anche di aver violato il Testo unico sugli enti locali che vieta a uno nella sua posizione di assumere incarichi per le municipalizzate. Non solo una questione di opportunità, insomma, ma di legge.
Dalle intercettazioni dell’inchiesta è emerso che la Bcc, in un momento difficile, non poteva fare a meno del cliente Asm, e quest’ultima aveva bisogno di liquidità. Due esigenze che potrebbero aver contribuito a fare la frittata. (p.n.)
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