Il Tirreno

Prato

Il Dragone sfila al Macrolotto ma nessuno parla della tragedia

di Elisabetta Arrighi
Il Dragone sfila al Macrolotto ma nessuno parla della tragedia

La celebrazione del Capodanno cinese nella zona industriale di Prato. Tanti orientali, quasi nessun italiano, “rimosso” l’incendio del 1° dicembre alla Teresa Moda

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PRATO. Il Dragone ha cominciato a muoversi sinuosamente ben prima della partenza della sfilata, per provare i passaggi scenici previsti durante il corteo. L’appuntamento era per le 9.30 di sabato 15 febbraio nel parcheggio davanti alla sede della Cassa di Risparmio di San Miniato, nel cuore del Macrolotto di Prato dove le confezioni, gli ingrossi di tessuto, qualche stamperia, parlano ormai cinese nella quasi totalità, anche se alcune aziende italiane cercano stoicamente di resistere, esponendo sul tetto anche un tricolore di dimensioni maxi. È un movimento ondulatorio quello del Dragone, provato e riprovato mille volte al suono dei tamburi tradizionali. E al Dragone “condotto” da un gruppo di giovani cinesi di Prato vestiti con casacche e pantaloni in lucente raso verde, si è aggiunto - per cercare rendere concreta la volontà di integrazione nonostante le difficoltà e per festeggiare insieme il Capodanno - anche il Dragone degli italiani della Federazione scuola di danza del leone che ha sede a Roma, Perugia e Hong Kong.

In un sabato di metà febbraio, il Capodanno cinese, o festa di primavera, ha così salutato l’ingresso nell’anno del Cavallo. Una festa colorata in un Macrolotto che di sabato mattina era quasi spettrale: strade vuote, poche auto in transito, nessun camion delle consegne in giro. Ma nei capannoni delle ditte cinesi, anche se non in tutti, si è lavorato egualmente: prima per decorare di rosso, con coccarde e nastri, il cancello d’ingresso e allestire il tavolo con i cibi propiziatori, fra cui i mandarini; poi - una volta passato il Dragone - per terminare qualche ordine da consegnare alla svelta.

Con in testa, anche se nessuno ne ha voluto parlare, la tragedia dello scorso dicembre. Sette morti , in un capannone del lotto 82 di via Toscana. Un incendio devastante scoppiato poco prima dell’alba che ha trasformato l’edificio in una trappola mortale. Davanti alla porta annerita e al tetto crollato, i resti dei lumini votivi, le stoffe bruciate, il decreto di sequestro dell’immobile, un cartello con la scritta che il dolore non ha colore e le foto delle vittime, una accanto all’altra. La sfilata dei Dragoni ha girato intorno al lotto 82 senza entrarvi, mentre i petardi scoppiavano uno dietro l’altro, in un crescendo sonoro, come a voler scacciare il più lontano possibile le “cose brutte”. «Il Dragone deve allontanare le tragedie dell’anno passato e portare, con il nuovo, la felicità» ha detto una signora nata in Cina e oggi, sottolinea, “cittadina di Prato e dell’Italia”. Inutile insistere, della tragedia i cinesi non vogliono parlare. Si chiudono a riccio, dicono di non capire e non parlare l’italiano.

Eppure la sfilata è partita proprio dall’inizio di via Toscana, sotto l’insegna dell’enoteca Red Dragon, dragone rosso, scritta anche con gli ideogrammi, per fare prima il giro dell’isolato che ospita la sede della Cassa di San Miniato, fermarsi davanti all’ingresso ornato di rosso di un’azienda che vende tessuti, inchinarsi davanti al tavolo dei cibi di benvenuto e proseguire poi lungo la strada principale, di capannone in capannone.

Il suono dei tamburi cadenzato e assordante, le donne cinesi in abito tradizionale rosa fucsia con i piccoli tamburi e le bandierine, gli adolescenti vestiti di giallo che tra una sosta e l’altra ne approfittano per bere Coca Cola ed Esta-thè: il corteo del Dragone si è mosso sempre preceduto da una staffetta in bicicletta con il compito di annunciarne l’arrivo, seguita da alcuni giovani con una grande borsa a tracolla piena di mortaretti da far esplodere per scacciare gli spiriti maligni e cattivi. E poi il Leone sempre in movimento per imitare la danza del Drago e contribuire a mandare via gli spiriti contrari e propiziare invece l’arrivo della fortuna.

«Le danze, i petardi, le decorazioni rosse servono per fare piazza pulita del passato e accogliere nel miglior modo possibile il futuro» spiega Wang Haiyou, vicesegretaria del Tempio Buddista di Prato, da 18 anni in Italia, interprete e, di tiene a sottolinearlo, «cittadina italiana». Lei è vestita di giallo, «perché - spiega - come il rosso porta fortuna».

In completo e cappello neri, camicia bianca e cravatta, il presidente buddista di Prato - il signor Huang Shu Lin - apre la parata e dà alcune indicazioni ai più giovani. Xiao, giovane mamma, lascia per un momento la mano del figlio di cinque anni per scattare con il tablet una foto della sfilata. Il piccolino è nato a Prato e la mamma vuole «che conosca le nostre tradizioni, che non si dimentichi di essere cinese».

I ragazzi del corteo, quelli vestiti di giallo, si fermano mentre il suono dei tamburi si intensifica come gli scoppi dei mortaretti. Fa un certo effetto vedere la scritta “lampredotto” su un chiosco di lamiera dove si preparano anche hot dog e sandwich: da Lio e Paola è scritto sulla parete esterna, e i caratteri del nostro alfabeto intersecano gli ideogrammi. E si scopre che l’uomo del lampredotto, street food che più toscano non può essere, ha anche lui gli occhi a mandorla, come gli operai delle confezioni.

Di italiani in giro non ce ne sono. Quella di ieri mattina è stata una parata - composta da un centinaio di volontari spiega Wang Haiyou - ad uso e consumo della comunità cinese, mentre oggi, domenica 16, il corteo del Dragone sfilerà per le strade di Prato fino a piazza San Domenico diventando così un evento che coinvolgerà da spettatori anche gli italiani. «Voi la vedete come una manifestazione folkloristica, per noi ha invece un significato religioso, sociale e tradizionale» dicono i ragazzi del Tempo Buddista pratese. I tamburi continuano a suonare. Polizia, carabinieri e vigili urbani - che al Macrolotto vanno spesso a sorpresa per verificare le condizioni di lavoro, di sicurezza, per cercare immigrati illegali - hanno vigilato sul passaggio del corteo del Dragone. Verso mezzogiorno si stacca, per mangiare qualcosa e poi ripartire. Scoppiano gli ultimi petardi della mattinata. «E speriamo - dice Yang - che abbiano portato via tutti gli spiriti malefici».

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