Il Tirreno

Prato

Energia light, artigiani in campo

di Maria Lardara
Energia light, artigiani in campo

Il consorzio Citep accetta la sfida di Prato sostenibile per la riqualificazione di case e fabbriche

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PRATO. I professionisti ci credono, le aziende sono pronte. Per non parlare del mercato: una potenziale miniera d’oro a Prato se è vero che qui, stando alle cifre fornite dall’architetto Aurelio Imbrogno, su 67mila edifici residenziali, ben il 97% potrebbe rifarsi il look con un ritocco in termini di riqualificazione energetica, specie i palazzi costruiti negli anni prima del 1990. La filiera di “Prato sostenibile 2.0” scalda i motori e mette in campo la pattuglia dei 70 installatori termoidraulici ed elettrici facenti capo al consorzio Citep, pronti a raccogliere i frutti del tavolo di partecipazione lanciato ormai quasi un anno fa dagli Ordini professionali (architetti, ingegneri e collegio dei geometri). Una scommessa che, se da una parte strizza l’occhio all’ambiente, dall’altra potrebbe rivelarsi un toccasana per il comparto dell’edilizia. Ne è convinto Anselmo Potenza, ex presidente di Cna e installatore associato a Citep. «Se si riuscisse a mettere in piedi una filiera per la riqualificazione energetica degli edifici, una realtà come il Citep raddoppierebbe nel giro di poco tempo gli addetti del suo indotto, oggi 400, mettendo in campo investimenti per i prossimi dieci anni. Qui a Prato non siamo all’anno zero con il lavoro delle imprese artigiane: vorremmo fare tesoro dei saperi degli Ordini professionali per creare nuove opportunità in un momento in cui l’edilizia è ferma. I nostri interlocutori sono le istituzioni e i cittadini che devono essere sensibilizzati promuovendo una cultura sulla riqualificazione energetica, a vantaggio anche delle loro tasche».

Di qui il convegno in programma per martedì 18 febbraio dalle 16 alle 19, con un titolo che è tutto un programma, nella sede del Citep: “Green economy sull’efficientamento e la riqualificazione energetica”. La parola d’ordine dunque è la riconversione degli edifici esistenti che la famiglia di installatori del Citep, solito correre con gare d’appalto anche fuori Prato, considera una partita tutta da giocare. Artigiani a braccetto con architetti, ingegneri e ambientalisti e, perché no, cittadini “attenti” per portare il marchio "Prato sostenibile 2.0" nelle nostre case. «Abbiamo raccolto subito la sfida perché, in quanto strutturati come consorzio da 38 anni, ci rispecchiamo nelle logiche delle reti d’impresa», fa notare il presidente di Citep Leandro Vannucci. E se per l’architetto Rita Cecchini, presidente di Legambiente, «Prato ha tutte le carte in regola per diventare un’eccellenza nel campo della riqualificazione energetica migliorando la qualità di vita dei cittadini», il collega Aurelio Imbrogno, fra i promotori di “Prato sostenibile”, allarga la sfida anche alle istituzioni. «Deve dare il buon esempio con il patrimonio pubblico anche perché l’operazione di recupero degli edifici esula dal patto di stabilità». Come si fa a convincere il privato a investire sulla riqualificazione energetica? Fermo restando che, a bolletta abbattuta, alla fine è lui a guadagnarci, occorre pur sempre un capitale di partenza. «Del resto c'è un istituto di credito locale che nei giorni scorsi ha promesso d’intervenire sul territorio (Bpv, ndr): ecco l’occasione buona», ammicca Potenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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