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Maselli: «Siamo morti, siamo gli ultimi dinosauri»

MILANO. Artigiano è bello. Quasi un coro all'interno della fiera tessile. Ma non sembra pensarla così Mario Maselli, ex presidente dell'Unione industriale pratese e titolare di Emmetex. E non, per...

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MILANO. Artigiano è bello. Quasi un coro all'interno della fiera tessile. Ma non sembra pensarla così Mario Maselli, ex presidente dell'Unione industriale pratese e titolare di Emmetex. E non, per carità, perché ce l'ha con le piccole imprese, ma solo perché artigianalità fa rima con piccolo e stona con aziende più strutturate. «Se penso al futuro? Secondo me siamo morti. Siamo gli ultimi dinosauri» commenta dal suo stand a Milano. «Il nostro paese - aggiunge - non consente di fare attività tessile perché non fa niente per aiutare le sue imprese a rimanere competitive. Abbiamo una moneta troppo forte mentre i nostri competitor svalutano continuamente. La Lira turca in un anno è calata del 40 per centro».

Inutile provare a dire che i pratesi devono aspirare ad avere altri clienti. «Un'azienda non può andare avanti vendendo tre pezze a Tizio o a Caio. Per questo basta avere un'aziendina artigiana o addirittura è sufficiente avere una bottega. Un'impresa minimamente strutturata non può stare sul mercato e reggere il confronto con colleghi turchi che investono continuamente milioni di euro. Abbiamo troppe spese e i nostri prodotti sono appetibili solo come nicchia. Troppo poco».

Maselli non parla in astratto. «Sto parlando anche di me. Ho 40 dipendenti e da due anni sto aspettando che qualcosa cambi, che il Paese faccia qualcosa per le aziende, che la situazione di crisi possa passare. Sono due anni che ascolto solo parole. Per quel che mi riguarda sono stanco perché non è più possibile andare avanti: e anch'io diventerò un artigiano. Sto seriamente pensando di ridurmi in modo importante: darò un'occhiata a quel che succede nei prossimi sei mesi e poi deciderò».

«Quel che faccio io - conclude - può anche non interessare ma se ci rassegnamo a questa situazione siamo consapevoli dell'impatto che scelte come la mia possono avere sul Paese e sull'occupazione?»

Un allarme, una provocazione, probabilmente, che sorprende i colleghi nonostante la maggioranza sia d'accordo sull'esigenza di arrivare a modifiche strutturali nel Paese. Uno su tutti Luigi Guarducci che installa nello stand un monitor dove scorre un video che racconta come vengono prodotti i capi delle sue collezioni per valorizzare il lavoro che c'è dietro ogni tessuto. «I tempi sono complessi - commenta - e stare sul mercato è difficile ma penso esattamente il contrario di Maselli. Ritengo che oggi più le aziende sono piccole e più hanno difficoltà. Per competere sui mercati è necessario avere una filiera strutturata. Ritengo sia l'unico modo per dare una risposta». (i.r.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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