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Sgarbi al sindaco: «La direzione del Pecci, anche se me la date, ora non la voglio più»
Prato, il critico scrive a Cenni e declina qualsiasi offerta alternativa, confermando che farà causa in Tribunale ai componenti della commissione che lo ha escluso dai papabili
PRATO. Anche se me la date, io la direzione del Museo Pecci ora non la voglio più. Così scrive il critico Vittorio Sgarbi in una lettera al sindaco Roberto Cenni pubblicata sul Corriere Fiorentino. Giovedì 30 gennaio Sgarbi aveva sparato a zero sui tre componenti della commissione che lo avevano escluso dalla rosa dei candidati alla direzione del Pecci. Ecco il testo della lettera.
«Gentile sindaco, sull’inquietante profilo della Commissione abusiva e squalificata mi sono pronunciato nei giorni scorsi e mi pronuncerò in tribunale. Le ingiustizie e le offese sono state intollerabili. Come ora mi appare anche il riconoscimento del Consiglio direttivo; e certamente procederò, prima che in sede amministrativa, in sede penale, perché sia risarcito il mio onore e ristabilità la verità sulla perfetta corrispondenza dei miei titoli alle richieste del bando di concorso. Si tratta di fatti, di storia professionale e umana, non di opinioni, e io non intendo essere faziosamente giudicato da incompetenti.
Ma anche se la commissione esaminatrice fosse ignorata e considerata inadeguata dal Consiglio direttivo, mi pare, ora, a freddo, inopportuno che io assuma, come avevo annunciato, la direzione del Museo Pecci.
È evidente che, nella situazione paradossale che si è determinata, essa apparirebbe l’unica soluzione possibile per garantire l’indipendenza dell’indirizzo politico (nel senso più alto di tutela della polis) dalla ingerenza di interessi locali mascherati da improbabili e inesistenti garanzie culturali. I tre abusivi non possono garantire nulla e risponderanno della loro finzione davanti al tribunale.
Ma in questi gioni turbolenti ho maturato la convinzione che non io a lui, ma il Museo Pecci, con i suoi condizionamenti e nella sua assenza di libertà (presupposto fondamentale dell’espressione artistica), è inadeguato a me e alla mia natura.
Non c’è riscatto dove non c’è libertà politica e culturale. Per questo, qualunque sia la valutazione del Consiglio direttivo, ti comunico la mia indisponibilità ad accettare la direzione del Museo Pecci (per il quale ci sono già prevedibili candidati “allineati”, graditi al signor Gori e alla sua famiglia), e qualunque altro ruolo o funzione nella città di Prato di cui conosco la storia e i monumenti, ma che non tocca a me restituire alla dignità democratica che le recenti vicende che mi hanno coinvolto mostrano compromessa».
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