Il presidio
"L'olio italiano contraffatto": la denuncia choc del NY Times
Un fumetto di 15 vignette animate mostra il percorso delle produzioni made in Italy: "Sette bottiglie su 10 adulterate e la politica copre il mercato illecito". Rabbia e preoccupazione dei produttori toscani
Un fumetto denuncia contro la sofisticazione dell’olio d’oliva «made in Italy». Lo ha fatto il New York Times: 15 vignette, firmate da Nicholas Blechman, l'art director del New York Times Book Review che ha utilizzato come fonte il blog «Truth in Olive Oil» gestito da Tom Mueller autore del libro "Extraverginita'" sul mondo dell'olio di oliva. In “Il suicidio dell’extra vergine” si racconta di come l’olio d’oliva venga importato dall’estero, mischiato assieme a oli di bassa qualità, quindi sofisticato col beta carotene per camuffare il sapore e venduto come italiano, grazie a leggi troppo permissive. «E per la Toscana, regione simbolo dell'extravergine di qualità e maggior esportatore italiano con quasi 500milioni di euro - spiega la Coldiretti Toscana - il miracolo dell'olio diventa una "barzelletta" mondiale con un danno in termini di immagine incalcolabile accompagnato da un potenziale crollo delle vendite di "olio Made in Italy».
Per Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana «le vignette avranno un effetto negativo sull'immagine e sulle vendite all'estero dei nostri prodotti. Purtroppo il New York Times denuncia con forza e con efficacia una situazione che conosciamo bene tutti, politica compresa, ma a cui probabilmente non si vuole dare una risposta chiara. Una legge per la trasparenza e l'etichettatura c'è, è stata approvata dal Parlamento Italiano dopo lunghe ed estenuanti battaglie della nostra organizzazione che hanno avuto un momento importante anche a Firenze, alla Leopolda con la grande mobilitazione, ma Bruxelles sta tentando di insabbiarla». Il commento di Marcelli è duro: «provo rabbia ma anche tanta tristezza da imprenditore e da produttore perché ne esce sconfitta l'agricoltura della nostra regione, delle persone serie, degli imprenditori che producono con passione, amore e rispetto del consumatore. E' un danno per l'Italia e per tutti gli italiani. E' stata messa in discussione la credibilità e la serietà della più importante agricoltura mondiale di qualità».
Una delle vignette pubblicate sul New York Times

Dura la reazione anche del presidente dell'olio Toscano Igp, Fabrizio Filippi, il maggior consorzio di olivicoltori italiano: «Il New York Times denuncia una situazione che andiamo denunciando da tempo ma che alza il livello del dibattito ulteriormente. Fino a che non capiremo che questa non è la strada giusta, che questo sistema è sbagliato, e che servono pene severe, il miracolo continuerà ad avverarsi puntualmente diventando purtroppo una brutta abitudine». Ma Filippi è anche sicuro che il consumatore, se messo in condizioni, saprà selezionare i prodotti: «Il nostro olio non è solo italiano, è toscano al 100%; - spiega ancora - c'è un'etichetta chiara, evidente, un codice di tracciabilità che è sinonimo di serietà e di qualità. I consumatori possono stare tranquilli".
Un'altra delle vignette pubblicate sul New York Times

Secondo il New York Times la maggioranza dell'olio di oliva venduto come italiano proviene in realtà da Paesi come Spagna, Marocco e Tunisia che esportano in Italia dove arrivano anche olio di soia ed altri oli di bassa qualità che vengono etichettati e contrabbandati come extravergini di oliva. Ed anche questo non è certo un segreto: in Toscana esiste la concentrazioni più significativa di produttori (17,3%) e trasformatori (16,9%) dove a prevalere sono proprio gli operatori oleari con 325 molitori e 721 imbottigliatori. Un record nazionale se contiamo che la Puglia, la regione che produce più olio nel nostro paese, ha "solo" 163 molitori e 140 imbottigliatori. Ad ogni litro d'olio prodotto - denuncia ancora Coldiretti - nella nostra regione corrispondono 10 litri di olio imbottigliato che finisce negli scaffali nazionali e soprattutto internazionali dando così vita alla parabola della "moltiplicazione" dell'extravergine.
Nella regione regina di qualità ben 5 dei 43 extravergine italiani riconosciuti dalla comunità europea secondo l'ultimo rapporto Istat con 4 Dop (Terre di Siena, Chianti Classico, Lucca, Seggiano) e 1 Igp (Toscano Igp), si produce appena il 4% dell'olio nazionale ma se ne imbottiglia e commercializza il 36-37%; 10 volte l'olio che i nostri 17milioni di olivi sarebbero in grado di sostenere. La parte mancante di quel 36%-37% che "gonfia" la capacità produttiva toscana arriva dall'estero, Tunisia, Spagna, Grecia, per essere miscelata e confusa con l'olio toscano attraverso marchi famoso sinonimo di garanzia di qualità ed italianità.
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