Il Tirreno

Prato

Prato, veglia in chiesa davanti alle salme di Lamberto, Angela e Marco Albuzzani

di Giulia Catarzi
Prato, veglia in chiesa davanti alle salme di Lamberto, Angela e Marco Albuzzani

Un susseguirsi di amici e parenti nella cappella di San Luca a Carmignano. I funerali domani, mercoledì 22 gennaio, alle 14,45 nella chiesa di San Michele

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CARMIGNANO. Sono arrivate oggi intorno alle 13 nella cappella di San Luca a Carmignano le tre salme di Lamberto, Angela e Marco Albuzzani. Dopo la veglia di ieri sera, lunedì 20 gennaio, fortemente voluta dal parroco don Claudio Ciurli e da tutte le realtà del territorio, a Carmignano continua un incessante via vai di parenti, amici, conoscenti, tutti con lo sguardo basso, gli occhi tristi e poca voglia di parlare, come se ad ogni parola perdessero un pezzetto di quel ricordo prezioso che custodiscono della famiglia. Le esequie si terranno domani alle 14.45 nella chiesa di San Michele a Carmignano, adiacente alla cappella dove le salme rimarranno fino ad allora per ricevere un ultimo saluto. Il Comune di Carmignano ha rivolto l'invito a non usare l'auto ma a raggiungere la chiesa a piedi.

«È così difficile realizzare che si parli proprio di loro - dice commossa Elisa Drovandi, vicesindaco di Carmignano e molto amica degli Albuzzani - conoscevo Angela da sempre e di conseguenza sono entrata in stretto rapporto anche con Lamberto e Marco. Il ragazzo, non essendo di Carmignano, aveva altri giri, ma qui tornava sempre, soprattutto a trovare lo zio Giovanni».

Giovanni Bellini, fratello di Angela Albuzzani, è infatti il titolare dello storico biscottificio "Fochi" di via Roma, negozio storico di Carmignano. Qui i battenti, dopo la tragedia, sono rimasti chiusi. È difficile affrontare una realtà come questa, si legge negli occhi di tutti coloro che a pochi passi dalle salme lo abbracciano e gli stringono la mano senza riuscire a pronunciare molte parole.

«Giovedì mattina, solo un giorno prima che accadesse tutto questo, ho visto Lamberto in piazza a Comeana - continua la Drovandi - era stato a fare colazione al bar, fu proprio lui a chiamarmi, sorridente come al solito. Nessuno avrebbe potuto sospettare niente. Il 23 dicembre scorso eravamo a cena insieme con la coppia alla villa medicea La Ferdinanda per gli auguri di Natale del Lions Club e li ho visti felici, come sempre del resto. Mi raccontavano che Marco era in montagna con la fidanzata, Silvia, che erano molto contenti perché il figlio aveva trovato proprio una brava ragazza. Appena ho saputo cosa era successo mi è venuta in mente Angela: lei, con i capelli sempre fatti, ben vestita, con quel sorriso che non la abbandonava mai. È sempre stata la gioia di vivere fatta persona. Generosissima, completamente devota alla famiglia. Basti pensare che quando seppe di aspettare Marco, dopo averlo atteso per anni, decise addirittura di smettere di lavorare per stare al fianco del figlio e seguirlo passo passo nella sua crescita. Lo stesso valeva per Lamberto: adorava la sua famiglia, viveva per loro».

Anche l'avvocato, come sono soliti chiamarlo tanti conoscenti proprio per la sua professione, era originario di Carmignano, ma da piccolo si era trasferito con i genitori a Sant'Angelo a Lecore, la frazione dove poi aveva messo su famiglia e dove aveva anche già preparato una casa, adiacente alla propria, per quando Marco avrebbe voluto costruire la propria.

«Io gli Albuzzani li ricorderò sempre come una coppia tanto affiatata, felice, proprio come erano nella nostra ultima gita insieme, lo scorso settembre, a Capri - racconta Monica Attucci, carmignanese molto amica della famiglia - quando ho appreso la notizia della tragedia ho pensato che si fosse trattato di una rapina, la mia testa non voleva accettare una simile realtà. Molti hanno sostenuto che la causa scatenante fosse stata l'inchiesta della Banca di Credito Cooperativo di Carmignano, della quale Lamberto era presidente, ma a mio avviso è una lettura eccessivamente semplicistica dei fatti, questa. La Procura della repubblica aveva definito il suo ruolo marginale e l'ente aveva già agito contro le persone che potevano rientrarci qualcosa. Lamberto, invece, era rimasto alla presidenza, questo dimostra che per tutti era una persona pulita. Con la mia casa editrice, la Attucci Editrice appunto, avevo a suo tempo vinto il bando di concorso per redigere il libro sui cento anni di storia della banca e con lui ci vedevamo periodicamente anche per questo, non ho mai notato un cambiamento. Sicuramente la situazione non lo ha aiutato, ma anche la recente ispezione di Bankitalia era stata vissuta con tranquillità. Era un uomo positivo, una persona integra e corretta, amante del territorio. Ha realizzato tanti progetti innovativi con la banca, prendendo a cuore iniziative come quelle inerenti le borse di studio per i figli dei soci, il finanziamento per i libri scolastici, l'apertura del sabato mattina della filiale di Poggio a Caiano. Questa tragedia? Penso che le cause possano essere ricercate soltanto nella complessità dell'animo umano. Lamberto adorava la sua famiglia, era attentissimo ad Angela e Marco, molto protettivo. E questo lo dimostra anche il suo ultimo biglietto».

Intanto quella bella casa che a Sant'Angelo a Lecore per tutti rappresenta ancora la storia di una famiglia felice rimane sotto sequestro. Vicino al cancello, alcuni mazzi di fiori, e un biglietto sembra parlare per tutti coloro che hanno conosciuto queste persone: "Ti vogliamo bene. Ci mancherai".

Il messaggio del sindaco di Prato Roberto Cenni. "La vita a volte è inspiegabile. Lo è quando leggi di gesti terribili, incomprensibili magari accaduti lontano da te. Ma questo non dà il senso della profondità di una tragedia così come quando accade a persone che ti sono state vicino a lungo, con le quali hai condiviso tanti momenti di vita. Lo è perché ti rendi conto di non poter più godere della vicinanza di una persona squisita come Lamberto, di sua moglie Maria Angela e non potrai vedere le grandi cose che sono certo avrebbe fatto Marco nella sua vita, tali e tante erano le doti che aveva già dimostrato di avere. Resta l'amarezza per quando accadono tragedie di questa portata. E la consapevolezza che nessuno dovrebbe essere lasciato solo. Perché la solitudine non è tanto di chi è solo, quanto di chi si sente solo, perché è lasciato solo. Ciao Lamberto, Ciao Maria Angela, Ciao Marco...”

 

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