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Prato

L’Unione Industriale Pratese: sì al comune unico in Valbisenzio

Alla base considerazioni di tipo economico ma anche le prospettive di “governance unitaria di un territorio collinare e montano difficile”

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PRATO. Un sì unanime e convinto è emerso dall’audizione fatta dall’Unione Industriale Pratese su sue imprese ubicate in Val di Bisenzio a proposito della possibile fusione dei comuni di Vernio, Vaiano e Cantagallo. L’associazione è da sempre sensibile all’argomento, tanto da aver organizzato lo scorso maggio con l’Irpet e l’Università di Firenze un convegno incentrato sulla dimensione degli enti locali ed i servizi; al convegno partecipò anche buona parte dei sindaci dell’area.

«Le argomentazioni portate dalle imprese a sostegno della fusione dei comuni - spiega l’Unione Industriale Pratese - non sono solo di tipo economico, anche se si ritiene potenzialmente rilevante il risparmio in termini sia di riduzione dei “costi della politica” che di ottimizzazione a livello gestionale. Consistenti anche gli incentivi economici attualmente in vigore per le fusioni volontarie, che godrebbero anche dell’esenzione dai vincoli del patto di stabilità per tre anni. L’aspetto più rilevante è ritenuto però quello legato alle prospettive di governance unitaria di un territorio collinare e montano difficile, circoscritto e fornito di una sua uniformità. Tale uniformità richiede a parere delle imprese strategie meno frammentate di quelle attuali e strumenti pianificatori, regolamentari e autorizzativi di respiro corrispondente all’intera vallata».

«A queste considerazioni di fondo - prosegue l’Unione - si aggiungono altri argomenti, legati essenzialmente al raggiungimento di un livello dimensionale pari a circa 20.000 abitanti e oltre 190 km2. Il comune unico valbisentino potrebbe avere una significativa rappresentatività e disporre di risorse maggiori, a loro volta in grado di assicurare investimenti più consistenti. Le maggiori dimensioni favorirebbero anche l’ammodernamento e la specializzazione della struttura amministrativa, a tutto vantaggio della qualità dei servizi.

«La soluzione del comune unico - conclude l’Unione - appare più funzionale rispetto a soluzioni intermedie come l’unione dei comuni e non sembra presentare serie controindicazioni, dato che i presidi territoriali legati alla sanità, alla sicurezza e all’istruzione potrebbero rimanere comunque, essendo dipendenti da standard (come popolazione o tipo di territorio) che non hanno niente a che fare con le ripartizioni amministrative».

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