Il Tirreno

Prato

Il caso della muffa nella casa popolare arriva in Tribunale

di Giulia Catarzi
Il caso della muffa nella casa popolare arriva in Tribunale

Famiglia protesta per le condizioni non igieniche. L’Epp: «Ora basta, è il terzo alloggio che riducono così»

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PRATO. Muffa, freddo, umidità. Questi i problemi con cui deve fare i conti quotidianamente, ormai da tempo, la famiglia Pesciullesi di Poggio a Caiano. Il suo è uno degli alloggi di edilizia popolare di recente costruzione situati in via Fornaci e le condizioni in cui verte l’appartamento hanno fatto sì che la storia finisse addirittura in un’aula di Tribunale.

FOTO: la muffa della discordia nella casa popolare

Proprio in questi giorni, infatti, doveva tenersi un tentativo di conciliazione tra la famiglia, il Comune - proprietario dell’immobile - e l’Edilizia Pubblica Pratese, cui compete la gestione ordinaria e straordinaria dello stesso, ma la seduta è stata rimandata e il prossimo appuntamento è fissato per il 27 gennaio. Colpa della mala gestione della famiglia o problema insito alla casa stessa? Sarà il giudice a dover pronunciare l’ultima parola, ma nel frattempo gli inquilini si dicono esasperati. Le pareti del loro appartamento sono annerite dalla muffa, l’aria che si respira è umida, nella camera dei ragazzi cade l’intonaco.

«Vogliamo essere trasferiti quanto prima, così non si vive più», esordisce deciso il capofamiglia, Emilio Pesciullesi, tra l’altro padre di tre figli. «Abitiamo qui dal febbraio 2009 e i primi problemi si sono presentati a due anni dal nostro arrivo – spiega – abbiamo passato l’ultimo anno al freddo, senza acqua calda né riscaldamento, perché non potevamo permetterci di aggiustare ancora la caldaia. A novembre, con grande sacrificio, abbiamo speso 600 euro per farla riparare e ora si è rotta di nuovo. La scheda elettrica è a contatto con una parete perennemente bagnata a causa della forte umidità e questo causa il guasto. Non ne possiamo più di vivere così, è una situazione degradante, si stanno rovinando persino i mobili. Per noi fare questi interventi di tasca nostra è impossibile».

Il signor Emilio è disoccupato ormai da cinque anni, la moglie Immacolata, invece, negli ultimi tre anni è riuscita ad avere qualche contratto, ma il settore tessile, come è risaputo, è in crisi, e le occupazioni che le offrono non superano mai i tre o quattro mesi.

«Quando ho chiesto aiuto al sindaco Marco Martini mi sono sentito rispondere di arrangiarmi – racconta ancora Emilio Pesciullesi – attualmente sia io che mia moglie svolgiamo i lavori socialmente utili, ma riportiamo a casa 145 euro ciascuno ogni mese ed è impossibile sostenere tutte le spese, soprattutto per una famiglia di cinque persone come la nostra. Non ne possiamo più di vivere in queste condizioni, eppure siamo stati accusati di essere noi i colpevoli di tutta questa situazione, perché non apriamo mai le finestre e così si crea tanta condensa, ma quando ho chiesto il sopralluogo dei vigili del fuoco è emerso che si tratta di umidità, non di condensa. La Asl ha poi dichiarato l’appartamento antiigienico, eppure, siamo ancora qui, per questo da un anno ho deciso di affidare la questione ad un legale. L’Edilizia pubblica pratese si sarebbe detta disposta ad intervenire, ma dovendo utilizzare sostanze tossiche dovremmo lasciare l’appartamento per circa un mese. Il Comune non vuole darci una mano e noi non abbiamo dove andare».

«Il muratore incaricato dal Comune di Poggio a Caiano ha sostenuto che la colpa sia dei miei assistiti, che non danno abbastanza aria alla casa – ha spiegato il legale dei Pesciullesi, l’avvocato Alessandra Bianchi – il nostro consulente asserisce invece che vi sia una cattiva coibentazione tra i muri esterni e quelli interni. Quello che vuole dimostrare la famiglia è quindi che la condizione in cui verte l’appartamento non è di sua responsabilità».

Poche parole ma decise, però, quelle del difensore dell’Edilizia pubblica pratese, avvocato Nora Bacci, sulla questione: «Questo è il terzo alloggio che i Pesciullesi riducono così, i due in cui hanno vissuto a Prato e questo a Poggio. Non aggiungo altro, c’è una causa in corso e se andrà avanti vedremo cosa deciderà il giudice».

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