Il Tirreno

Prato

Sacco a pelo dietro la scrivania per il turno di notte in ospedale

di Pasquale Petrella
Sacco a pelo dietro la scrivania per il turno di notte in ospedale

Lo sfogo di una dottoressa del reparto Reumatologia dell’ospedale Santo Stefano di Prato che lamenta le mille carenze strutturali e l’assenza di un dibattito e di un confronto fra le parti interessate per porvi rimedio

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PRATO. No, così proprio non va. Ai tanti problemi strutturali, ogni giorno se ne registrano dei nuovi dettati dalle infiltrazioni di acqua, dai mobili che si scollano, alle porte che cedono e alle maniglie che non reggono, si aggiungono quelli di un’idea di nuovo ospedale che mal si coniugano con le esigenze di privacy sia dei pazienti che di quel necessario riserbo che ci deve essere fra medico e paziente. A dettare l’ultimo sfogo legato all’apertura dell’ospedale Santo Stefano è la dottoressa Laura Niccoli in servizio al reparto Reumatologia. «Sono amareggiata. Ce la sto mettendo tutta per far fronte ai mille problemi che affrontiamo quotidianamente, ma è davvero difficile – dice la dottoressa – Il mio non vuole essere uno sfogo polemico e distruttivo. Io voglio e mi sto adoperando per superare le varie problematiche con cui combattiamo nel nuovo ospedale ma non voglio neppure leggere su qualche organo di informazione che va tutto bene. Non è nascondendo i problemi sotto il tappeto che si risolvono. Bisogna invece portarli alla luce e dare tutti il proprio contributo per una corretta soluzione».

La dottoressa Niccoli lamenta l’assenza di stanze per i medici che prestano servizio di guardia per il settore poli specialistica. «Chi fa il turno di notte, ovvero dalle 20 alle 8, non ha un posto fisico neppure dove sedersi per trovare un minimo di comodità». E c’è chi si attrezza dietro la scrivania con un sacco a pelo e una coperta ripiegata come cuscino. «So che in magazzino ci sono delle poltrone letto che farebbero molto comodo a chi, come me, fa i turni di notte – dice ancora la dottoressa Niccoli – Ma non vengono messe a disposizione dei reparti perché non c’è neppure lo spazio dove sistemarle. Abbiamo una stanza dove ricevere e visitare i pazienti che dobbiamo dividere con la caposala, senza un lavandino dove lavare le mani, e senza una finestra. Ci troviamo ad operare come se fossimo in miniera».

La dottoressa Niccoli però ribadisce che non vuole fare polemica. «Indietro non si torna. Questo è certo. Ma dobbiamo confrontarci, occorre un dibattito fra tecnici, personale sanitario, politici e cittadinanza perché i problemi vanno risolti e non nascosti – aggiunge la dottoressa di Reumatologia - Siamo entrati nella nuova struttura dicendo: lo faremo funzionare ma è davvero difficile. Passiamo tanto tempo al lavoro quanto a scusarci con i pazienti per i vari inconvenienti che si trovano ad affrontare».

A tre mesi dall’inaugurazione del Santo Stefano non è ancora stato inaugurato il bar. «Come mai non c’è questo servizio che è utile sia per coloro che ci lavorano ma anche per i pazienti e per i loro familiari? Qualcuno dice che il bar non decolla perché viene chiesto un affitto troppo elevato, è così?» Sono mille i quesiti ai quali la dottoressa Niccoli e tutti coloro che si trovano ad operare nel nuovo ospedale vorrebbero che venisse data una risposta. «Io credo che solo se creiamo un dibattito fra tutte le parti interessate si potranno risolvere i problemi. Problemi che ci sono, sono evidenti e nessuno deve negarli pensando così di farli sparire».

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