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Moggi accolto come un eroe allo Juve club
In cento hanno pagato 20 euro per ascoltare l’ex dirigente bianconero, radiato dopo Calciopoli
PRATO. Allo Juventus club Prato bianconera, in via Ofanto 5, il tempo si è fermato. Qui, davanti alla chiesa del Sacro Cuore, Calciopoli non ha prodotto conseguenze, gli scudetti della Juve sono 31, non 29, e c’è un solo Direttore, Luciano Moggi.
L’ex dirigente della Signora, radiato dalla Federazione, è stato accolto come un eroe da un centinaio di tifosi bianconeri, disposti a sborsare 20 euro per sentirlo parlare più delle sue disavventure giudiziarie che di calcio giocato, di Tevez o Pogba.
Moggi, invitato all’inaugurazione della nuova sede dell’unico club juventino di Prato, si è presentato con un’ora di ritardo ma nessuno se n’è lamentato. Troppa la curiosità di sentire quello che per tutti, qui, nessuno escluso, resta il più capace dirigente della storia bianconera.
Ma forse non tutti si aspettavano che Moggi si portasse dietro un ingombrante faldone con la trascrizione delle intercettazioni telefoniche nei processi che lo riguardano. E così, anziché parlare della Juve di oggi, l’ex dirigente ha parlato del Moggi di ieri, quello accusato di aver chiuso l’arbitro Paparesta nello stanzino dello stadio di Reggio Calabria («solo una battuta» ha liquidato l’episodio); quello che ce l’ha con l’ex direttore sportivo della Roma, Baldini («è andato via e la Roma ha cominciato a vincere, è andato a Londra e il Tottenham ha cominciato a perdere...»); quello che forse, ascoltando le sue parole, è stato tradito dalla stessa Juventus («l’avvocato della società, Zaccone, ha messo nei guai me e Giraudo, non so se ora si vergognerà, ma dovrebbe fare pubblica ammenda»); quello che aspetta il giudizio della Cassazione («il secondo round ci ha portato la riduzione della pena, al terzo cade tutto e qualcuno si fa male»); soprattutto quello che grida la sua innocenza («non sono colpevole perché queste accuse le faccio da anni e nessuno mi querela, venissero avanti...»).
Se qualcuno non “malato” di calcio fosse capitato ieri pomeriggio nella sala parrocchiale dove Moggi a parlato ai tifosi bianconeri, probabilmente sarebbe stato colpito da un’altra cosa: la portentosa capacità dell’ex dirigente juventino, padre padone del calcio italiano per decenni, di ricordare non solo i nomi dei calciatori, ma anche quelli di tutti gli arbitri e dei guardalinee. Moggi è in grado di citare, senza consultare appunti, il minuto esatto di un episodio dubbio di Roma-Juve di 9 anni fa. Sa dove è nato un oscuro segnalinee, sostiene di conoscere tutti i legami di questo con quelli che contano e lui ovviamente se ne tira fuori. Ha fatto soltanto il bene della Juve contro quelli che le volevano male. E a sentirlo parlare si ha la netta sensazione che voglia tornare in gioco.
Paolo Nencioni
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DELLA SERATA CON MOGGI
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