Il Tirreno

Prato

«Credetemi, essere disabili non significa essere diversi»

di Vezio Trifoni
 «Credetemi, essere disabili non significa essere diversi»

Dalla sfida con i cento durissimi chilometri del Passatore alla laurea in Economia dell’innovazione Insieme a due amici una onlus per dimostrare che la disabilità non è contagiosa, ma l’ignoranza sì

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PRATO. Marco Albertini ha 26 anni vive a Prato e si muove grazie alla sua carrozzina che lo porta ad avere esperienze uniche e incredibili. La forza, la tenacia e la costanza sono le sue caratteristiche che lo contraddistinguono in tante sue attività ma soprattutto riesce a vivere esperienze particolari che lo rendono unico.

«Sono a Prato da quasi ventidue anni (la sua città natale è Avezzano, ndr) oramai mi sento pratese di adozione - spiega Albertini - È una città che si adopera molto a livello sociale, la comunità ha uno spirito molto solidale, infatti promuove molte iniziative, le varie parrocchie, confraternite o associazioni che siano, sono un punto di riferimento indispensabile che accentua il senso di appartenenza e il legame con il territorio dei cittadini, nonché le relazioni sociali in generale».

Le tue esperienze più importanti sono con la cooperativa sociale Kepos, ma soprattutto con lo sport. Qual è il tuo bilancio personale?

«Da questo punto di vista lo sport non fa eccezione, basti pensare ad associazioni come per esempio Regalami un sorriso, nel settore podistico, che sono un esempio di come si possa contribuire allo sviluppo sociale di Prato attraverso iniziative di beneficenza coniugate allo sport, infatti ogni evento sportivo è una buona occasione per promuovere iniziative benefiche di ogni tipo - dice Albertini - tra le associazioni sono molto legato alla Croce d'Oro».

Una grande soddisfazione per te e per i tuoi genitori è stata la laurea arrivata dopo il Grande Slam Ultra Running. Puoi parlarcene?

«È stata la settimana più intensa della mia vita perché il 7 luglio abbiamo disputato la Pistoia Abetone - spiega Marco - con i miei amici e il 9 luglio ho raggiunto la laurea magistrale in Economia e Commercio discutendo la tesi in "Economic of Innovation" dal titolo "Dinamiche innovative in tempi di crisi e post-crisi", relatore il professor Mauro Lombardi, con il voto di 110/110. E' stato un momento unico e sono veramente contento. Ringrazio chi mi ha dato questa grande opportunità di vivere momenti così intensi e di amicizia. I miei genitori mi sono sempre stati vicini e hanno cercato di darmi l'opportunità di stare all'aria aperta e questo per me è la cosa più importante».

Con i tuoi amici podisti si è creato un rapporto molto forte.

«Antonio Mammoli era presente anche alla tesi di laurea e mi è stato vicino nei momenti di difficoltà per questo lo voglio ringraziare insieme agli amici con cui siamo riusciti a conquistare il Grande Slam - continua Marco - solo grazie alla loro passione e alla loro grande preparazione riusciamo a compiere vere imprese. Nella mia mente ci sono quei momenti difficilissimi del Passatore, sotto la tormenta di acqua freddo e vento, quando non voleva mai smettere di piovere ed a un certo punto è arrivata la grandine. Io ero coperto ma passava acqua dappertutto mentre i miei compagni erano con fatica a spingermi con grande coraggio e hanno superato qualsiasi difficoltà per conquistare Faenza dopo 100 km. Alla fine l'abbraccio di tutti per esser riusciti a conquistare quel traguardo è stata la più bella vittoria di sempre».

Marco cosa vorresti dalla città di Prato?

«Prato nel sociale fa tanto - continua Marco - È mio parere che ognuno possa contribuire nel suo piccolo alla crescita sociale di Prato e per quanto mi riguarda ho intenzione di fare la mia parte e di espormi in prima persona da questo punto di vista. Per questo abbiamo creato una cooperativa sociale onlus dal nome Puma - spiega Marco - che significa "Per un Mondo più abile" che si trova in via Giuseppe Paolini insieme a due amici per offrire un aiuto concreto per qualsiasi esigenza. Consapevole di non vivere in un mondo perfetto, sarebbe bello poter vivere in una società dove non esista il concetto di diversità. La disabilità non è contagiosa l'ignoranza sì. Purtroppo in molte città ci sono barriere architettoniche che bisogna fare delle acrobazie per superarle. Prato da questo punto di vista è molto sensibile ma attraverso la nostra onlus cerchiamo di sensibilizzare le varie problematiche che ci sono».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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