Il Tirreno

Prato

Provincia soppressa, nel 2014 a rischio i fondi per la cultura

di Carlandrea Poli

Fase interlocutoria confusa. Gestri: «Bloccati centinaia di migliaia di euro, incertezze sulle competenze future»

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PRATO. «Stiamo vivendo una fase interlocutoria molto confusa con il governo. Esiste un problema di risorse. Col ddl Delrio potremo fare un bilancio preventivo nel 2014 in modo tale da garantire i contributi alla cultura, oppure no?» Lamberto Gestri ha speso il suo lunedì ante-vigilia in un tour di incontri col segretario generale e con i suoi assessori per stabilire un piano d'azione negli ultimi mesi del suo mandato, che accompagneranno la trasformazione della Provincia da istituzione elettiva a ente di secondo grado.

Il periodo di transizione culminerà a luglio, entro il 7 verrà costituita l'assemblea dei sindaci che investirà il suo presidente e molto probabilmente il ruolo toccherà al sindaco di Prato. Il disegno di legge, licenziato dalla Camera e ancora in attesa di un'approvazione definitiva dal Senato, alleggerisce di molto le deleghe di competenza in favore dei Comuni e delle Regioni. Mentre i dipendenti, al momento, sono al riparo da qualsivoglia piano di esuberi.

Cultura a rischio. Il pericolo concreto paventato dal presidente Gestri è di trovarsi nell'impossibilità di sbloccare centinaia di migliaia di euro di finanziamenti a fondazioni e associazioni culturali che vivono anche per merito delle sovvenzioni della Provincia. «Dal 1° gennaio non sappiamo su quali risorse potremo contare per garantire il sostegno al Metastasio, alla rete dei musei, a Prato Ricerche. Tanto più – si aggiunge questo dubbio – con la riforma del ministro Delrio non sappiamo a chi verrà attribuita la cultura. Se al Comune oppure alla Regione. Ad ogni modo, è una funzione che ci viene tolta». Un aspetto sul quale potrà far chiarezza solo il governo in fase attuativa del nuovo assetto delle autonomie. Ovvero, se l'attribuzione delle funzioni sottratte alle Province scatterà subito oppure si attenderà la scadenza del mandato, a maggio 2014.

Viabilità, lavoro, istruzione. Del resto, la rottura col passato avverrà proprio sulla redistribuzione delle materie di competenza. Alla Provincia resteranno in carico la viabilità, la tutela del territorio e la programmazione dell'offerta formativa delle scuole. Via l'edilizia scolastica, che potrà tornare in gestione a palazzo Banci-Buonamici solo in presenza di un preciso mandato dei Comuni, stessa sorte per cultura, sociale e turismo. Il taglio più pesante riguarda la funzione del lavoro, che verrà gestita mediante un'agenzia nazionale, articolata in agenzie regionali e, forse, in agenzie locali. «Non vorremmo gettare l'esperienza del centro per l'impiego di via Galcianese – è la preoccupazione di Gestri – che ogni anno registra 100 mila contatti, con poche possibilità di rispondere alle domande ma con la dote di ascoltare e di far incontrare la domanda e l'offerta di lavoro». Restano in bilico, invece, la polizia provinciale e l'ambiente.

Chi lavorerà di più. Oltre ad un carico superiore di deleghe, il sindaco del capoluogo si troverà con un ulteriore maggiore impegno derivante dalla presidenza dell'assemblea dei sindaci, organo istituito dal disegno di legge per sostituire giunta e consiglio provinciale. «Dalle informazioni che abbiamo – chiarisce Gestri – dovrebbe essere un voto dei sindaci del territorio e dei loro consigli, tenendo conto del numero di abitanti».

Dipendenti. Saranno trasferiti sotto il sindaco o sotto il governatore, in base alla funzione di competenza. In entrambi i casi staranno meglio. Si manterrà inalterata la retribuzione di base, a mutare sarà il salario accessorio che è leggermente più generoso in Comune e ancor più gratificante in Regione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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