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Prato

Agostinelli: auguro ai pratesi un Natale che non ci trovi vinti

di Carlo Bartoli
Agostinelli: auguro ai pratesi un Natale che non ci trovi vinti

Intervista al vescovo di Prato: «La rassegnazione non è una virtù cristiana. Questa città ha tutte le qualità per tornare a crescere». Sugli omosessuali: «Il Padreterno non mi ha mandato a chiudere le porte a chi vuol entrare»

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PRATO. «Che sia un Natale che non ci trovi vinti». Nell’imminenza del Natale, il vescovo di Prato, monsignor Franco Agostinelli coglie l’occasione degli auguri per lanciare un messaggio, non solo di speranza, ma anche di grande determinazione, di voglia di riscatto, alla città. «La rassegnazione - chiosa con voce pacata, ma ferma - non è una virtù religiosa e neppure una virtù umana».

C’è il rischio che Prato sia piegata, non solo economicamente, ma anche moralmente da questa crisi infinita?

«Prato ha un nerbo molto forte anche se c'è molto scoramento per la mancanza di lavoro e di prospettive. La tradizione di operosità, intraprendenza, creatività sono però caratteristiche della società pratese che non possono essersi spente, soprattutto se ci sarà uno sforzo da parte delle istituzioni. Abbiamo risorse e capacità per riprendere un cammino di progresso e di sviluppo. Certo, pensare che il 40% dei giovani è senza lavoro fa venire il capogiro. Si sente dire che la ripresa è già cominciata, ma ho l'impressione che alcuni politici vivano in una realtà virtuale. Ma attenzione, il pessimismo non ci può aiutare. La rassegnazione non è una virtù cristiana e neppure una virtù umana. Il Natale non ci deve trovare vinti, dobbiamo reagire».

La questione cinese è un rovello per Prato. Per la politica, che non riesce a trovare soluzioni, per la città, nella quale rischiano di fare breccia atteggiamenti di diffidenza, se non di ostilità? Si può parlare di un caso Prato?

«Non credo, la nostra non è una situazione anomala. Viviamo un momento di difficoltà distribuita un po' in tutti i territori. A Prato il disagio è più evidente a causa della maggiore presenza straniera. Non vedo atteggiamenti razzisti, semmai una titubanza, come sempre accade quando il diverso irrompe nella nostra vita, nella nostra cultura. Credo ci sia da lavorare un po' su questo aspetto e credo sia un compito non solo della Chiesa ma di tutte le agenzie educative: scuola, associazioni, partiti. L'integrazione non può non essere preceduta dalla conoscenza e in questo il mondo cinese ha le sue difficoltà, tende a ricreare un microcosmo, piccole colonie che non sempre riescono a trovare un contatto con il mondo esterno».

C'è una soluzione a questo problema?

«La situazione può cambiare, soprattutto con i giovani. Accostandosi a loro si sente parlare in cinese, ma poi, se si rivolgono a noi parlano come un pratese. Nei giovani c'è maggiore possibilità di rompere le barriere, perché non ci sono tra di loro preconcetti di partenza. Soprattutto se si creano delle possibilità di incontro e di scambio. Io credo che Prato sia un laboratorio della società futura. Una società multietnica nella quale occorre saper dialogare. La chiesa deve impegnarsi per aiutare a costruire una società di questo genere».

Eppure la Chiesa non ha fatto breccia in questo mondo. Perché?

«In effetti sono poco più di 200 i fedeli di nazionalità cinese: è un fenomeno dovuto soprattutto alle difficoltà di linguaggio e dai ritmi di lavoro: i cattolici cinesi lavorare anche per Natale o Pasqua. I cinesi di Prato vengono dalle zone più povere della Cina, quelle più arretrate culturalmente, caratterizzate da una società pseudomedievale che li rende restii al dialogo».

Papa Francesco, a proposito dei diritti civili, ha detto: chi sono io per giudicare un omosessuale che cerca Dio. La Chiesa come istituzione sta facendo degli sforzi. E la comunità dei fedeli?

«Io ho un progetto di uomo diverso da quello del mondo gay, ma nessuno può puntare il dito contro l'altro. Dobbiamo rispettare chi ha un atteggiamento diverso dal nostro. Io devo insegnare a tutti che il Padreterno non mi ha mandato a giudicare e a chiudere le porte a chi vuole entrare. Questo dice il Vangelo».

Gli auguri del vescovo ai pratesi

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