Il Tirreno

Prato

Sandro Veronesi e Riccardo Onori, duo d’eccezione al Pretorio

Sandro Veronesi e Riccardo Onori, duo d’eccezione al Pretorio

Prato, in 150 accorsi ad ascoltare una lettura dello scrittore accompagnato dal chitarrista di Jovanotti

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PRATO. L’ampia stanza al primo piano di Palazzo Pretorio trasformata in un piccola sala di spettatori. Che erano tanti, quasi 150, sistemati accanto alle Esequie di San Girolamo, uno dei più suggestivi dipinti di Filippo Lippi. Una grande pala d’altare che parla di morte, come ha fatto lo scrittore Sandro Veronesi nel leggere “Profezia”, uno dei suoi racconti più commoventi, con l’accompagnamento della musica a tratti lenta o incalzante di Riccardo Onori, storico chitarrista di Jovanotti.

Quarantacinque minuti di lettura intensa, con un febbricitante Sandro Veronesi (febbre a 39!) curioso di provare l’abbinamento della musica a quelle righe di racconto che a suo tempo fu acclamato dalla critica letteraria, il dramma di un viaggio doloroso verso la morte, compiuto insieme da un figlio e da un padre.

«Ringrazio l’assessore alla Cultura Anna Beltrame che mi ha dato la possibilità di conoscere Riccardo (Onori, ndr) - ha detto il Premio Strega -: è la prima volta che leggo questo mio pezzo con la musica». Una serata diversa dal solito, con la mostra “Da Donatello a Lippi” che è rimasta aperta fino alle 23: ad assistere al reading musicale “nel nome del padre”, che traeva spunto dal racconto autobiografico di Veronesi per collegarsi al legame tra gli artisti Filippo e Filippino (rispettivamente padre e figlio), anche l’artista Andrea Martinelli e il medico Giovanni Nuti, fratello di Francesco Nuti.

Sono stati momenti struggenti, di commozione fra il pubblico, quando Sandro, nel rileggere la sua “Profezia” tratta dal volume “Baci scagliati altrove” (2011), ha ripercorso il dramma del padre che scivola lentamente verso l'ultimo respiro, dai colloqui con i medici al dibattito sull’eutanasia. Storia di un figlio che accompagna il proprio padre alla morte, con uno stile incalzante e l'azione tutta proiettata al futuro. Per dirla con le parole dell’autore: «Io so chi sei, Alessandro Veronesi, conosco l'animo tuo, e ti dico che ti adopererai e ti industrierai affinché tuo padre non muoia in un letto d'ospedale bensì, secondo le sue volontà, nel suo, nel cuore della sua dimora».

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