Il Tirreno

Prato

Slitta il concerto della pianista Giulia Mazzoni al Politeama

di Maria Lardara
Slitta il concerto della pianista Giulia Mazzoni al Politeama

La pianista ex cassiera alla Pam, si racconta: dalla folgorazione per una melodia all’impiego per pagarsi gli studi E di quando De Gregori le ha chiesto l’autografo... VIDEO

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PRATO. Il concerto della ventiquattrenne pianista Giulia Mazzoni, in programma domenica 22 dicembre al Teatro Politeama di Prato, è stato rinviato al 2014 a causa di variazioni nel calendario del tour dell’artista. Il rimborso dei biglietti già acquistati può essere richiesto direttamente al botteghino del Teatro Politeama (Via Giuseppe Garibaldi, 33 – aperto dal martedì al sabato con orari 10.30 / 12.30 – 17.00 / 19.30).

Giulia Mazzoni è del segno dei Pesci, quello dei sognatori e dei romantici. E, da romantica, si emoziona sempre, anche di fronte alle piccole cose. Come davanti a quei bottoni colorati che l'aspettavano a casa di nonna Valeria, in via Gramsci. Pochi anni dopo, un’altra emozione, più grande e più intensa, nel giardino della scuola elementare alla Castellina (oggi De André): un suono di pianoforte, proveniente da un’aula, nitido e folgorante, di cui innamorarsi.

Era il 1999: Giulia Mazzoni aveva 10 anni, oggi ne ha 24 ed è diventata una pianista di successo sulle orme di altri grandi come Allevi e Einaudi. A proposito, guai a farle una domanda su Allevi: l’etichetta dell’artista come risposta femminile al riccioluto artista di Ascoli Piceno, come alcuni hanno provato ad attribuirle in questi mesi, le sta stretta. Perché Giulia è Giulia. Pratese, cresciuta a pane e dischi in vinile della donna, la 24enne gioca con i tasti del pianoforte come da bambina giocava con i bottoni nella casa di sua nonna.

Il 18 giugno è uscito il suo album d’esordio di piano solo intitolato, non a caso, “Giocando con i bottoni”, fotografia del mondo di Giulia che coniuga modernità e tradizione, su note romantiche, impressioniste ma anche minimaliste. «Da bambina, a casa della nonna adoravo rovesciare i bottoni colorati chiusi in una scatola di latta: era un gioco meraviglioso, era l’emozione che si ha da bambini e spesso viene a mancare nei grandi». Se nonna Valeria faceva la sarta, i genitori di Giulia hanno sempre lavorato nel tessile. In quinta elementare, la folgorazione per le note di un piano durante una mattinata di lezione. «C’era l’intervallo, io giocavo intorno a un albero quando mi sono innamorata del suono proveniente da un’aula. Ho riprovato la stessa emozione del gioco dei bottoni quando ho toccato i tasti del pianoforte. Questo album nasce dalla ricerca del bimbo nascosto in ciascuno di noi, con la voglia di tornare a sognare».

“Giocando con i bottoni” è un album molto legato a Prato. “Omino Rosso”, uno dei 14 brani, è l’omaggio a una statua di terracotta che decorava il giardino di nonna Valeria in via Migliorati con cui la bambina Giulia amava dialogare, immaginando un’anima prigioniera di quel pezzo di marmo. Prato significa per Giulia tanti ricordi, la città dove torna sempre quando non è a Milano per studiare composizione al Conservatorio (le mancano due anni per finire), la città che ha allevato il suo talento fin da piccola, quando frequentava la scuola di musica “Giuseppe Verdi” dagli 11 anni in poi e a cui è molto affezionata.

«Dei pratesi penso di avere la grinta. Se c’è da lavorare si lavora, non mi tiro mai indietro», dice Giulia, reduce dal Premio Ciampi 2013 nella categoria “Migliore cover di Piero Ciampi”. Ed è con quella grinta che il 2 dicembre scorso si è esibita sul palco dell’Auditorium di Roma, dove ha persino firmato un autografo a Francesco De Gregori, da sempre una delle voci più ascoltate a casa Mazzoni. «Avevo il camerino accanto al suo e dovevo ancora esibirmi. Quando ci siamo presentati e il mio produttore gli ha regalato il disco, Francesco mi ha chiesto una dedica. Mi tremavano le mani. Non dimenticherò le sue parole: “Se anche ci fossero in sala quattro persone, tu suona come fosse per cento”».

Aria sbarazzina, sorriso sulle labbra, ogni giorno Giulia fa scorta di umiltà per affrontare la carriera di pianista e compositrice. Il suo maestro ideale è Michael Nyman. «Un amico, gli ho dedicato un brano dell’album», fa notare Giulia. Umiltà è la stessa virtù che per qualche anno l’ha indotta a scegliere di fare la cassiera al supermercato, prima al Carrefour di Calenzano e poi alla Pam di via Venezia. Giulia s’è guadagnata così per un certo periodo la fama di pianista-cassiera che suona strizzando l’occhio a Satie, Debussy e Chopin.

«La cassiera? Niente di sconvolgente, lo fanno tanti ragazzi. Ogni esperienza ti arricchisce e la vita va di pari passo alla musica. Non potrei comporre se non vivessi. Il contratto alla Pam era vantaggioso, mi permetteva di studiare nel resto della settimana. Con i clienti avevo un bel rapporto: un giorno, uno di loro mi regalò un uovo di Pasqua perché gli stavo simpatica. Fu un’emozione, come se avessi ricevuto un applauso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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