Il Tirreno

Prato

Supplente, precaria e con l’incubo di non riscuotere lo stipendio

di Maria Lardara

Una giovane insegnante di Napoli racconta le sue vicissitudini per poter lavorare in una scuola di Prato, dei tanti sacrifici e degli stipendi che tardano ad arrivare e che in qualche scuola assegnano a sorteggio

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Non è un gioco e non si vince proprio nulla. Uno lo stipendio se lo suda, giorno dopo giorno. Soprattutto se fai una vita di sacrifici, facendo su e giù da Napoli, pur di prendere quel migliaio di euro al mese e poco più. A Francesca Gentile vengono i brividi solo al pensiero che il frutto del suo lavoro possa essere tirato a sorte. Intanto, il compenso di novembre lo vedrà chissà quando. Lavorando alle elementari “Convenevole”, non è fra gli insegnanti ai quali è stata pagata a sorteggio l'ultima mensilità, come è successo all’istituto “Iva Pacetti”. «Non lo reputo giusto, o si paga tutti o nessuno. E se nella rosa degli esclusi c’era chi aveva più bisogno?». Quella di Francesca è una quotidianità fatta di sacrifici, di pendolarismo e di corse in treno per tornare nel fine settimana dalla famiglia a Ercolano. Moglie e mamma di un bimbo piccolo, insegna matematica in seconda elementare e ogni settimana si vede rinnovato il contratto. Già, proprio così. Ogni lunedì le squilla il telefono: è l’istituto "Convenevole" che ha bisogno di una supplente, per meglio dire della sostituta della sostituta visto che a Francesca tocca sostituire una collega di Napoli che è supplente annuale e ogni settimana invia un certificato di malattia. «Ho iniziato a lavorare il 15 settembre, fino a metà novembre non avevo visto un soldo - racconta - Quando chiamai a fine ottobre in segreteria perché iniziavo a essere in difficoltà, mi risposero che il Ministero non aveva più i fondi per pagare i supplenti temporanei. A metà novembre ho riscosso settembre e ottobre, chissà quando se ne parla per lo stipendio di novembre».

Inserita in graduatoria di terza fascia, Francesca fece domanda per insegnare a Prato perché, essendo una provincia giovane, c’era più possibilità di lavorare dietro una cattedra. Guadagna 1000-1200 euro al mese ma una bella fetta se ne va in viaggi sul treno e nell’affitto dell’appartamento che divide con le amiche da lunedì al venerdì. «Dopo le vacanze di Natale risalirò a Prato, con la speranza di tornare a lavorare, visto che le graduatorie sono esaurite, e di riuscire a riscuotere prima possibile perché, per chi come me ha diverse spesa da anticipare, è davvero dura».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera