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Spenti i riflettori si riaprono le ostilità tra destra e sinistra
Milone contro Carlesi al consiglio comunale sui cinesi morti Il primo: più vigili. Il secondo: più ispettori. E parte il “vaffa”
PRATO. Si erano lasciati, fiaccola in mano e con molta commozione per onorare col lutto cittadino la morte il 1° dicembre dei 7 operai cinesi di via Toscana. E, sotto gli occhi vigili delle tv nazionali, con la promessa solenne di trovare insieme le soluzioni per arrestare l'illegalità economica, all'origine della tragedia delle fabbriche-dormitori. È stato sufficiente abbassare quei riflettori per far sì che, in consiglio comunale, riesplodesse il fuoco di fila fra maggioranza e opposizione sulle ricette da adottare per la questione cinese. Con l'assessore alla sicurezza, Aldo Milone – la punta avanzata, dell'azione della giunta Cenni sul contrasto all'illegalità – convinto di dover rimpinguare gli organici della polizia municipale per rendere più efficaci i blitz multiforze. Subito contraddetto dal capogruppo del Pd Massimo Carlesi – che sul versante opposto rappresenta l'ala intransigente dell'opposizione all'amministrazione in carica –, pronto a ribaltare la gestione del problema chiedendo meno vigili urbani e un maggior numero di ispettori del lavoro e dell'Asl muniti di tesserini “Upg”, ufficiali di polizia giudiziaria: «Solo loro possono firmare i verbali di chiusura dei capannoni in presenza di irregolarità. Allo stesso modo è importante non fare una caccia all'uomo verso i più deboli».
La chiosa di questa ostilità si traduce in un gestaccio di Milone, che abbandona corrucciato l'aula quando Carlesi sta ancora parlando e si lascia scappare un “vaffa”. Più tardi l'assessore l'accusa di non conoscere il funzionamento dei controlli anti-illegalità: «Solo riscontrando degli abusi edilizi possiamo mettere i sigilli ad una fabbrica ed è fattibile solo con la municipale». Da confutare allo stesso modo la tesi, sostenuta recentemente dal governatore Enrico Rossi, di una partnership economica fra committenti italiani e pronto moda a conduzione orientale: «Dai controlli fatti, abbiamo verificato che non sono coinvolte le grandi griffe. I confezionisti cinesi lavorano soltanto per i loro connazionali». Sugli organici delle forze dell'ordine si inserisce la provocazione del forzista-pidiellino, Emanuele Berselli il quale propone di usare poliziotti tibetani a presidio del Macrolotto: «Sarebbero inflessibili coi cinesi». L'altra linea guida porta alla legge speciale per Prato. Menzionata dall'esponente di Fi-Pdl Vittorio Lana e accolta, seppure con prudenza, dal sindaco Roberto Cenni: «Dobbiamo capire in quale modo intervenire e se esista o meno un vuoto legislativo da coprire. Quello che chiedo è un piano complessivo per non far ripetere la tragedia». Nel salone consiliare, il primo cittadino si ritaglia un ruolo ecumenico, d'ascolto, tenendo fisso un presupposto che porterà con sé a Roma: l'esistenza di due pilastri, diritti e doveri. L'aumento dei doveri potrebbe condurre ad una maggiore domanda di diritti e viceversa: «Come in una scacchiera, non appena cambi la posizione di una pedina si trasforma il gioco». Così, un contraccolpo della fine dei loculi nei capannoni (il dovere nella legalità), in un esempio citato dalle associazioni cinesi, sarebbe un'impennata della domanda di alloggi, pari a 1.500 unità (il diritto dal rispetto nella legalità). «Chiedere, però, di costruirne di nuovi non avrebbe attinenza con la realtà – pensa Cenni – In città abbiamo 6.000 appartamenti sfitti».
Carlandrea Poli
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