Sicurezza e integrazione, le richieste di Prato
Primo incontro a Firenze con Enrico Rossi sul problema dell’illegalità diffusa nel distretto cinese. L’attesa per le masse del ministro Alfano
PRATO. Dopo lo spegnimento delle fiamme e il lutto cittadino, è arrivato il giorno delle proposte che i rappresentanti delle categorie economiche hanno portato sul tavolo del presidente della Regione Enrico Rossi, con il quale hanno avuto un confronto sulle risposte che la politica dovrebbe dare per fronteggiare la situazione di illegalità diffusa nel distretto. Si è trattato di un incontro propedeutico al tavolo nazionale per Prato, che si riunirà per la prima volta giovedì pomeriggio, alle 16, al ministero dell'Interno.
C’è molto fermento in città per la convocazione del ministro Angelino Alfano il quale chiarisce che il Tavolo nazionale per Prato «ha l'obiettivo di sviluppare , anche in sinergia con le istituzioni locali, un piano di interventi utili. Da un lato, a rendere più incisive le misure di contrasto di tutti i fenomeni di illegalità legati all'imprenditoria, soprattutto straniera, in materia previdenziale, fiscale, commerciale e di sicurezza sui luoghi di lavoro, e dall'altro, a migliorare il processo di integrazione delle comunità di stranieri».
Il dialogo proseguirà oggi pomeriggio in Provincia, dove si terrà un altro incontro convocato dal presidente Gestri e condiviso dal sindaco Cenni con tutti i sindaci, le categorie economiche (artigiani, industriali e commercianti) e i sindacati per mettere a punto un piano di priorità da presentare al prefetto e quindi al Governo. A Rossi il presidente degli industriali Andrea Cavicchi ha chiesto di mettere in campo progetti di integrazione: «Sarebbe importante trovare risorse da investire in progetti volti a promuovere la cultura di impresa all’interno della comunità cinese formando, se necessario, delle figure professionali che abbiano l’obbligo di affiancare gli imprenditori nel percorso di emersione e di allineamento alla legalità».
Ma questo, secondo Cavicchi, non sarebbe sufficiente senza un’azione di controllo mirata, per cui occorrerebbe potenziare gli organici. Un pensiero condiviso dal segretario della Cisl, Stefano Bellandi, secondo il quale la priorità adesso deve essere mettere fine al rischio di morte nei luoghi di lavoro, pertanto «rafforzare la presenza dello Stato sul territorio, negli enti locali adibiti a effettuare controlli ed ispezioni , è indispensabile».
Il segretario provinciale della Camera del lavoro, Alessandro Fabbrizzi, ha rilanciato la proposta di un codice etico di comportamento che preveda misure di corresponsabilità per committenti e locatari. Intanto per stamani è stato convocato il direttivo regionale della Cgil per discutere delle iniziative nei luoghi di lavoro in seguito alla strage di via Toscana che ha riportato in cima all’agenda delle priorità del distretto il tema della sicurezza. Il comitato direttivo si riunirà al circolo Curiel, in via Filzi, una delle strade in cui si concentra la maggior presenza di immigrati cinesi a Prato. La legalità prima di tutto è il messaggio lanciato dagli artigiani: «E’ la condizione necessaria per affrontare il problema», ha chiarito il presidente di Confartigianato Prato, Andrea Belli. «Non si può morire nei capannoni – afferma Claudio Bettazzi, presidente di Cna – da questo bisogna partire per trovare soluzioni che aiutino a riportare il lavoro su un piano di legalità che passa necessariamente da tre punti: il potenziamento delle forze dell’ordine, controlli efficaci e corresponsabilità dei committenti».
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